Bisogna montare spesso ma senza che i libri siano lasciati negli scaffali a coprirsi di polvere. N. Oliveira - Ecco, in questo blog ci occuperemo di libri... ma non solo.

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mercoledì 6 gennaio 2021

Un hombre vertical.

mercoledì 29 settembre 2010






Gli spagnoli dicono : "un hombre vertical" per indicare una persona che non scende a compromessi, capace di sostenere le sue opinioni, un "uomo tutto d'un pezzo"... L'Hotte lo era, probabilmente la sua educazione famigliare - prima che quella militare - lo aveva formato in quella maniera...andate a trovare in questo blog: "Le Gant de Fer".
Ma già da giovane dimostrava di essere uno che non si piegava davanti l'autorità costituita.
Troviamo un esempio nel settimo capitolo di "Un Officier".
E' il generale Randon che parla al colonnello Girard, L'Hotte a quel tempo era comandante di squadrone forse capitano.
"....Lei sa, disse al colonnello Girard, che intendo mandare L'Hotte a Saumur, ma ha delle strane idee, si figuri che vuol far adottare ai nostri cavalieri il trotto all'inglese." Il colonnello, (gran leccaculo) confermò il pensiero del maresciallo dicendo: - questo modo di trottare diventa un autentico vizio per gli ufficiali che lo praticano, infatti, quando chiamo un mio ufficiale, questi si mette a trottare all'inglese anche se deve percorrere soli 500 metri per raggiungermi..
Al che risposi : - " Signor Colonnello, non avreste potuto sostenere meglio le mie ragioni. Il cavaliere che ha l'abitudine di trottare sollevato, si troverà così bene che trotterà in questa maniera anche quando ne dovrà fare 50 di metri."

Detto questo, feci un accenno di inchino e mi ritirai.
Questo significa parlar chiaro!
Malgrado, il suo atteggiamento e i suoi sforzi, L'Hotte dovette aspettare ancora a lungo e raggiungere il grado di generale e il rango di direttore della scuola di cavalleria per imporre il trotto leggero nel regolamento di cavalleria francese.

Purtroppo, quando furono in gioco la sua pensione e le sue prebende, non fece più di tanto per evitare che i resti delle spoglie del suo amato Maestro - il più grande cavallerizzo di ogni luogo e di tutti i tempi - finissero nella fossa comune...  

Eutanasia di un amore.

 

mercoledì 15 febbraio 2012


Ho pubblicato il VI capitolo di "Questioni", dove il Generale - a proposito dei cavalli che si "coronano" - accenna ai cavalli riformati dall'esercito; questo fatto mi ha fatto pensare alla condizione dei lalli, ma anche dei muli e degli asini nel XIX secolo; il loro  sfruttamento era estremo, comunque, la condizione degli operai e dei contadini...della "plebe" a quei tempi, non era dissimile da quella degli animali citati, basta leggere Dickens, ma lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e sugli altri animali nasce ben prima e continua a tutt'oggi nella maniera più bieca, la differenza è che allora era "ufficiale" anche nei paesi "civili", oggi, in quei paesi è "ufficioso" è mascherato; mentre nel "terzo/quarto mondo" la truce speculazione aggredisce ancora quei popoli "alla luce del sole" a partire dalle donne e i bambini.

Comunque, ecco la situazione nell'ottocento.

http://web.me.com/ams.to/Filostoria/Imperialismo_-_casi.html

Minatori nelle zolfatare siciliane -  1930.


Ai tempi, i lalli lavoravano duro e pericolosamente, se non gli scoppiava il cuore sotto il carro, se non erano fatti a pezzi sui campi da battaglia, inevitabilmente, prima o poi, i "nobili amici dell'uomo" erano colpiti da acciacchi, allora, iniziava per loro la "discesa agli inferi, erano adibiti a lavori meno impegnativi e responsabili, dall'esercito o dal servizio di carrozza passavano al carretto del lattaio, dell'ortolano o a "fare escursioni sui Pirenei"; continuavano così - più o meno a lungo - con questi lavori meno impegnativi, dopo di chè venivano rivenduti e diventavano "chevaux de louage" : animali per tutte le esigenze e per tutte le mani, quindi, prima che fossero completamente esauriti passavano alle macine, ai mulini, ai torchi... gli asinelli erano calati nelle miniere, dove fino a quando avevano un pò di fiato in corpo si trascinavano attaccati alle macchine, sferzati senza pietà da uomini senza "quore".





Infine - se non cadevano sotto la fatica e le sferzate - erano venduti al macellaio: carni di bassa macelleria nei paesi ippofagi, mangime per cani e gatti o concime o sapone nei paesi dove vigeva/vige il tabù dell'ippofagia, a volte erano ridotti in condizioni tali che si recuperava soltanto la pelle.

Il generale L'Hotte e lord Seymour, queste cose le sapeva bene, infatti il primo dispose che:  Domfort, Glorioux ed Insensèe - i suoi ultimi lalli - fossero abbattuti con una pallottola sparata a bruciapelo...fu un gesto d'amore.
Il secondo (che aveva disponibilità economiche berlusconiane) acquistò e fece abbattere le "Cerf" - splendido soggetto che era stato il cavallo di punta del conte d'Aure a Versailles; lo aveva trovato ormai vecchio e in brutte condizioni in un maneggio a far da "nave scuola" ai rampolli del bel mondo parigino, gli evitò l'umiliazione del carretto e forse della macina...fu un gesto di rispetto.

Son certo che i miei amici lallisti inorridiranno a questo racconto, ma se contestualizzassero gli episodi capirebbero che si è trattato di una forma di amorevole eutanasia.

Ho avuto la fortuna di esser accompagnato durante tutta la mia vita da animali sia da compagnia che da reddito, quindi, per conseguenza, il mio contatto con la morte è stato naturale, l'ho vista da bambino e da adulto l'ho somministrata o fatta somministrare sia per necessità alimentari, che per far terminare le inutili sofferenze a miei cani, miei gatti e miei cavalli.
Dirò di più, se fosse stato possibile avrei fatto "addormentare" dolcemente mia madre, le avrei risparmiato un mese di indicibili sofferenze, aveva 96 anni e fino allo scatenarsi di un tumore al fegato era stata sempre in buona salute. 

 

sabato 3 dicembre 2011

Dalle cronache quotidiane: - Baucher.

Quì ho trovato una corrispondenza ad una mia perplessità !


Partisan: - cambio di galoppo in aria.


Ma prima di affrontare la perplessità e la "corrispondenza", eccovi la mia traduzione di una "recensione" su una particolare esibizione di  Baucher tratta da: - "Il Critico" - giornale di teatro e spettacoli: - 23/01/ 1845 




Grazie alla disponibilità del signor E. de Fitte, direttore del maneggio di via Duphot, abbiamo assistito ad un matinée equestre del quale conserveremo un piacevole ricordo assai a lungo.
Il signor Baucher - il Galileo Galilei dell'equitazione - ha acconsentito ad esibirsi per  una delegazione di dignitari arabi con tre dei suoi cavalli mirabilmente addestrati.
Gli arabi sono abili cavalieri ed appassionati uomini di cavalli e si interessarono vivamente alla esibizione di Passe-Temps e Mayfly ;  ma Partisan suscitò in loro un entusiasmo difficile da descrivere, alla fine dello spettacolo si alzarono tutti in piedi in una "standing ovation"  poi - spontaneamente - circondarono il cavallo e il suo cavaliere in un affettuoso abbraccio.
Nel loro stupore, non facevano distinzione tra l'animale e l'uomo, per loro era come se si trovassero davanti l'incarnazione del mito del Centauro.
Baucher, era l'Hyppo-Theo, la divinità che aveva fatto rinascere il corsiero: il nobile amico dell'uomo. 
I dignitari, per ringraziare Baucher della sua cortesia e come segno di grande rispetto e di ammirazione, si accomiatarono da lui indietreggiando tenendo la mano destra sul cuore.
Partisan: galoppo all'indietro.




Perché i simpatici seguaci di Maometto furono così entusiasti ?
Ecco la mia traduzione da: - Francesco Baucher - 1796 - 1873




Partisan: - PSI, baio oscuro con un stella in fronte, aveva una conformazione leggera, incollatura inarcata ed elegante portamento della coda, insomma nel suo insieme era un soggetto assai apprezzabile.
Fu importato dall'Inghilterra e pagato una grossa cifra, quando Baucher decise di acquistarlo per soli 500 franchi, l'animale era stato rovinato sia nelle andature che nel carattere.
Partisan - ritenuto indomabile - entrò nella scuderia di Baucher il 10 Agosto del 1837 - il cavallo aveva sette anni, debutto al Circo degli Champs-Elisées : 11 Giugno 1839, dopo circa due anni di maneggio.


Tratto da "Les Soirées de l'Etrier. 1946" di Armand Charpentrier, ecco in cosa consistevano gli spettacoli di Partisan: - 


Prima esibizione: -
entrata al galoppo, arresto su tre gambe.
Trotto in avanti e in dietro.
Spalla in dentro e passeggio estremamente cadenzato.
Passeggio bilanciato.
Piroette ordinarie ed inverse al passo.
Galoppo su piccoli cerchi con cambiamenti di piede.
Cambiamenti di piede ai due tempi e poi al tempo.
Ripresa al galoppo sulle anche.
Piroette ordinarie ed inverse al galoppo.
Camminata su tre gambe,
bilanciamento delle anche su tre gambe.
Galoppo in avanti e poi all'indietro.
Cessione alla gamba seguita da una mezza piroetta 
e dal bilanciamento della groppa.
Piaffo bilanciato e tempo di arresto su tre gambe.
Piaffo precipitato e tempo di arresto su tre gambe.
Cambiamenti di piede al tempo, piroette ordinarie
Incrocio cadenzato delle gambe davanti sul posto.
Indietreggiamento cadenzato.
Uscita.


Seconda esibizione: - 
Entrata al galoppo, fermata su tre gambe.
Passi indietro.
Passeggio fatto sulle anche.
Tre cambiamenti di piede ogni due tempi,
cinque cambiamenti al tempo.
Piaffo in avanti e all'indietro senza redini.
Trotto disteso.
Cambiamenti di piede alternati: ai due tempi e al tempo.
Piroette su tre gambe, con una gamba anteriore
distesa in avanti.
Galoppo all'indietro senza redini,
Transizione dal piaffo lento e cadenzato
a quello precipitato.
Uscita.


Questa premessa è fatta per sottolineare la figura di Baucher : - il più grande cavallerizzo di ogni luogo e di tutti i tempi; questa sua "enormità", ancor'oggi è causa di disprezzo da parte "dei maligni e dei superbi e degli invidiosi" che sono molti, ma molti di più sono quelli che nutrono sincera ammirazione per questo personaggio.


Veniamo al dunque: - Baucher, malgrado le inimicizie che si era creato per il suo carattere e per la sua estraneità al mondo - quello della nobiltà -  che contava veramente, aveva formato una pleiade di cavalieri e di "seguaci" delle sue teorie che lo adoravano.


Possibile che nessuno tra codesti importanti "uomini di cavalli" non abbia potuto evitare che le sue spoglie fossero trasferite dal cimitero di "Padre  Lachaise" - dove erano state tumulate - nella fossa comune ?


Il primo "accusato" e il Generale, appunto ! 
Ma come ? Sei stato - per almeno 40anni - il "Padreterno" dell'equitazione francese e non muovi un dito per evitare tale vergogna al tuo Maestro ?


Ma L'Hotte è in buona/ottima compagnia, i tanti allievi di Baucher - militari e civili - avrebbero dovuto fare a gara per avere il piacere, l'onore di dare al Maestro una degna sepoltura...nessuno lo fece: - perché ?  


PER RAGIONI POLITICHE !


Per spiegarle bene, dovrò dare una ripassatina alle mie nozioni di storia e  dare fondo alle mie conoscenze riguardo la biografia di Baucher e del Generale e fare delle piccole verifiche.
A presto.


Un Officier", una strana autobiografia

giovedì 8 luglio 2010


Un "Un Officier de Cavalerie" è/dovrebbe essere l'autobiografia del generale L'Hotte; strana autobiografia, si parla poco, molto poco di lui, del "Generale", di Alexis-François L'Hotte, universalmente conosciuto come : - "Général L'Hotte.
Nato a Luneville - "la città dei cavalli" - il 25 Marzo 1825, morto nel 1904 in quella stessa città.

Già dal titolo - semplice ed elegantissimo: - "Un Ufficiale di Cavalleria" - il Generale minimizza, cerca di ridimensionare la sua enorme figura di cavallerizzo di talento e di militare di altissimo rango stranamente di relative larghe aperture mentali: intelligente, innovativo, "rivoluzionario" che impose col suo "pugno di ferro" importanti direttive all'equitazione francese.

In questa autobiografia non vi è alcun cenno alla politica, alla religione, alle sue imprese di guerra, alle relazioni personali; pochissimi sono i riferimenti alle problematiche di cui fu protagonista, ai suoi interventi e alle sue scelte che di fatto condizionarono l'equitazione francese e che hanno avuto ripercussioni fino ai giorni nostri.

Per conoscere meglio il Generale bisogna attingere dagli scritti di Decarpentry, di Saint-André, di Ollivier, ecc.

Nei suoi "souvenirs" disegna una serie di splendidi ritratti dei grandi Cavallerizzi che dominarono l’epoca d’oro dell'Equitazione francese, tra i quali campeggiano in assoluto i suoi due maestri: - Baucher, il genio che stravolse l'equitazione che oggi chiamiamo "classica" e d'Aure: - il Cavaliere, il "centauro" per eccellenza, inoltre, mi è rimasta molto impressa - tra le figure dei cavallerizzi da lui tratteggiate - quella del comandante Rousselet: l'ecuyer, che duecento anni fa "parlava ai cavalli" a dimostrazione che - in equitazione - "nulla di nuovo c'è sotto il sole".

Oltre che allievo fu amico sincero di Baucher e di d'Aure, dai quali fu considerato il loro "miglior allievo"...un pò come se un chitarrista fosse stato il "miglior allievo" di Andrés Segovia e il "miglior allievo" di Django Reinhardt prendendo il meglio dai due genii ed eguagliando il primo in esecuzione classica ed in secondo in virtuosismo jazzistico.

Ho fatto quest'esempio mirabolante per sottolineare le qualità equestri del Generale, inoltre, L'Hotte era dotato di un enorme carisma personale che unito ad un'autorità naturale indiscussa ed indiscutibile hanno fatto dire all'allora colonnello de Saint-André, storico ufficiale del "Cadre Noir" : - "Se mai c'è stato un "Grand Dieu" a Saumur questi fu il generale L'Hotte"...ma chi era/chi è "le Grand Dieu" a Saumur ??

La ripresa dei cavallerizzi del Cadre Noir viene chiamata: - La "Ripresa degli Dei" o anche la "Messa Nera".
Questi termini vennero forgiati dalla "respectueuse insolence" degli allievi ufficiali della Scuola di Cavalleria, che dicevano e cantavano e scrivevano che i loro istruttori di equitazione montassero a cavallo "come degli dei", che il loro maneggio fosse "l'Olimpo", dunque è naturale che l'ecuyer en chef fosse chiamato: le "Grand Dieu"...il "Padreterno".

giovedì 12 novembre 2020

Uno "stilista".

 

sabato 10 luglio 2010



Certamente L'Hotte fu il più autorevole Cavallerizzo Capo a Saumur, si deve a lui l'adozione della elegantissima divisa nera che diverrà il simbolo del Cadre Noir, infatti, a quel tempo la divisa ufficiale della scuola era blù scuro, forse era nero il lampion (il bicorno), invece L'Hotte - con i suoi cavallerizzi - prese l'abitudine di andare vestito "tout de noir", mentre gli istruttori militari portavano un Kepì con una banda azzurra cielo...ecco come nacquero: "le Cadre Noir" e "le Cadre Bleu".

In seguito L'Hotte sostituì nell'uniforme di gala - che conservava i pantaloni chiari - gli stivali flosci con quelli rigidi verniciati.

Probabilmente si devono a lui anche le modifiche delle "arie alte" della "ripresa dei saltatori": - la corvetta classica diviene una pesata molto sollevata, praticamente una cabrata; la groppata si trasforma in una violenta scalciata controllata e la capriola è resa più agevole, più naturale facendo si che il cavallo ripiombi a terra prima con gli anteriori e poi coi posteriori invece che coi quattro arti contemporaneamente come continuano a fare a Vienna.

Tutto ciò allo scopo di dimostrare che per i saltatori l'equilibrio sulle anche classico non era necessario e può esser sostituito dall'equilibrio orizzontale dell'equitazione militare per eseguire i "salti di scuola", naturalmente nella versione riveduta e corretta di Saumur.

Il trotto sollevato, leggero, detto a quel tempo "all'inglese" fu adottato dall'esercito francese grazie alla decisione di L'Hotte che per imporlo dovette aspettare alcuni decenni e i gradi di Generale e la funzione di Comandante della Scuola e la presidenza del Comitato di Cavalleria.

Benchè da decenni fosse stata adottata la sella inglese, era prescritto che i militari francesi trottassero seduti; il tenente L'Hotte - dando prova di spirito di iniziativa e di indipendenza - faceva trottare - in occasioni non ufficiali - il suo plotone "all'inglese".

A tal proposito, nei suoi "souvenirs" il Generale racconta un simpatico episodio: - un giorno, quando era tenente, fu invitato a pranzo dal generale Oudinot, durante il pasto si sentì passare di sotto un gruppo di cavalieri, stranamente senza che si sentisse il rumore delle armi, siccome era prescritto che i soldati a cavallo - durante il servizio - dovessero portare sempre con se la sciabola, il generale Oudinot chiese al suo aiutante di affacciarsi e controllare a quale corpo appartenessero i passanti; il capitano tornò e disse: - sono delle Guide, ma tutti hanno con se la sciabola, al chè Oudinot rispose: - " Alors ce sont des Guides de L'Hotte".

In effetti quella maniera di trottare ammortizza di molto il rumore delle armi, comunque in un "Officier" il Generale descrive molto bene la sua lunga battaglia per far accettare ufficialmente i vantaggi del "trotto all'inglese" nell'esercito.

Questo si spiega col fatto che i militari sono per definizione - tranne poche lodevoli eccezioni : - "ottusi e conservatori", lo furono/lo sono specialmente coi cavalli, riprenderò quest'argomento in una pagina a parte.

Pugno di ferro.

 

Le Gant de Fer - Le Sublime Muet - Le Lumière sous le Boisseau - Il Pugno di Ferro. Cosa disse Decarpentry.



Il "Padreterno - Il Pugno di Ferro - Il Sommo Taciturno - La Sapienza Nascosta."

Così veniva chiamato il Generale, sono "ngiurie" che svelano una parte della sua personalità che si potrebbe sintetizzare con due aggettivi: - "autoritaria e riservata, riservatissima".

Ne scriverò più avanti, per ora, avendo già detto perchè era considerato il "Padreterno" vediamo perchè era chiamato anche: - "Il Pugno di Ferro".

Mi ripeto: - "Il generale L'Hotte, è stato - probabilmente - il cavaliere più brillante e più completo di tutti i tempi", a cavallo, sicuramente, aveva una mano leggera, delicata ed esperta.

Una "buona mano", deve essere di velluto quando il cavallo sta agli ordini, ma deve diventare di ferro quando ci sono delle disobbedienze; così per tre volte il Generale ha infilato la "sua mano di velluto" in un "guanto di ferro" per orientare il destino della Scuola di Cavalleria di Saumur e dunque di tutta l'Equitazione francese.

Come lui stesso dirà: - "i principi di D'Aure o quelli di Baucher, saranno seguiti a seconda dell'equitazione scelta: - da campagna per il primo, artistica per il secondo", dunque nessuna commistione, nessuna fusione.

La prima volta che il Generale impose il suo "pugno di ferro", lo fece, nel 1864, appena nominato "Cavallerizzo Maggiore" a Saumur in sostituzione del comandante Guerin

Questi era stato schiacciato tra due eminentissime personalità: - quella del conte D'Aure che lo aveva preceduto e quella del generale L'Hotte che gli sarebbe succeduto.

Guérin, prese il comando del maneggio con appena il grado di capitano, fu segnalato dallo stesso conte D'Aure, che malgrado conoscesse la sua propensione per Baucher - l'acerrimo nemico - non esitò a proporlo come suo successore perchè convinto delle capacità dell'uomo e del cavallerizzo.

Guérin era troppo alto per l'equitazione, malgrado ciò fu un abilissimo cavaliere ed un eccellente addestratore.
Mantenne il metodo del suo ex comandante - il conte d'Aure - certamente il più adatto alla equitazione militare ma vi aggiunse quelle tecniche di Baucher che riteneva più semplici ed applicabili per cavalieri di media bravura.

Non tentò una vera e propria fusione organica tra i due metodi...nella realtà la commistione tra le due scuole era a percentuale variabile, si prendeva un pò più dell'una o dell'altra a seconda delle circostanze e della capacità dell'istruttore.

Preso il comando del maneggio, L'Hotte rigetta la posizione conciliante di Guérin, il Generale si considerava principalmente un militare e pertanto la sua responsabilità era di formare dei cavalleggeri per i quali era ampiamente sufficiente la pratica della bassa scuola; e aggiuge, riferendosi alle difficoltà di applicazione pratica del metodo Baucher: - "Non tutti possono andare a Corinto"...dunque: siccome non a tutti è dato di andare a Corinto, meglio negare l'autorizzazione a chiunque... ragionamento radicale ma indubitabilmente efficace.

Il "pugno di ferro" si fece sentire...Baucher - il suo amato e riverito Maestro - fu radiato dalla scuola, il Generale raccomandò la concisione, la praticità, il lavoro all'aperto...perfino il passage fu vietato nelle riprese degli istruttori.

Però, lui stesso ed alcuni dei suoi aiutanti si dedicarono a praticare il sistema di Baucher ma solo coi loro cavalli personali.

L'immediato successore di L'Hotte fu il comandante De Ligneres, d'Aurista convinto che incrementò in quella direzione il dictat di L'Hotte anche perchè si era in guerra e dunque fu privilegiata l'equitazione da campagna la più efficace e semplice possibile.

Ma quando De Ligneres fu sostituito da Dutilh, le "gant de fer" battè di nuovo forte il suo pugno per evitare la aborrita fusione.

Dutilh, era entrato a Saumur a 17 anni come aiuto trombettiere, per soli suoi meriti e a prezzo di grandi sacrifici divenne ecuyer en chef...Dutilh, voleva abbattere lo steccato tra l'equitazione di maneggio e quella di campagna, l'una doveva essere complementare all'altra, una visione moderna che però a quel tempo fu bloccata da L'Hotte in persona.

Guardate se quanto predicava non fosse modernissimo: - lui cominciava il lavoro con l'incollatura bassa in distensione in modo che il dorso si impegnasse a sostegno del garrese, e i posteriori "andassero sotto", questo permetteva - nella seconda fase - di rilevare l'incollatura -premessa necessaria per l'alta scuola - senza problemi e con il giusto equilibrio muscolare per poi tornare ad allungarla quando era richiesta la velocità in campagna o nello sport.

La dimostrazione vivente era Tripolien un grigio pomellato, il suo cavallo preferito che primeggiava sia nei percorsi di caccia che nella esibizione del grand passage in maneggio.

Ma il Generale vegliava, nel frattempo era diventato "Comandante della Scuola di Cavalleria", dunque diretto superiore di Duthil, si irritò come un bufalo cafro, chiamò il capo cavallerizzo e gli fece un terribile cazz...rimprovero: - "questa non è vera equitazione militare! questo non è il metodo D'Aure ! stai tentando una inopportunissima fusione!"

Il povero Dutilh, era nel giusto, la strada che stava cercando di tracciare era quella buona, ma come opporsi alla autorevolezza di L'Hotte ?

Per la seconda volta il passage fu escluso dalle riprese dei cavallerizzi e il Generale impose di nuovo il metodo d'Aure.

Dutilh, scoraggiato ed umiliato, andò in depressione... in meno di due anni - forse per questo - morì.

La terza volta che il Generale impose la sua autorità fu quando - alla morte di Dutilh - si prospettò la candidatura alla sua successione di James Fillis: - baucherista eccentrico capace della più estrosa "equitazione di fantasia".
Dava molto impulso ai suoi cavalli ma era tacciato di usare la brutalità per ottenere quella eccezionale spinta in avanti.

Era raccomandato da - nientepopodimenochè - Clemanceau, il potentissimo futuro presidente del consiglio, che era suo allievo e suo estimatore, nonchè autore - si dice - della stesura dei testi di Fillis in francese che come sappiamo era inglese d'origine.

Ebbene L'Hotte se ne stracatafotteva dei politici, lui non poteva sopportare che a Saumur, come comandante del Maneggio, fosse nominato: - un baucherista, sia pur esso eccentrico, un civile avulso dalle problematiche peculiari dell'esercito...un inglese !

Dunque, il Generale impose il comandante Pietou d'aurista convinto...la sua linea era – ancora una volta - rispettata.

In seguito, allentata la pressione del "pugno di ferro", pian piano l'equitazione superiore riprese il suo posto a Saumur ma comunque circoscritta alle riprese dei cavallerizzi o fatta a titolo personale.

Riguardo quest'atteggiamento di L'Hotte, vediamo come la pensa il generale Decarpentry uno dei massimi esperti di Equitazione: 
Le conseguenze della adozione del metodo Baucher nell'esercito sarebbero state molto probabilmente disastrose, a fronte di qualche sporadico successo ci sarebbero stati certamente tanti fallimenti. Il Generale prese quelle sue decisioni in quanto "Ecuyer en chef a Saumur", dunque indirettamente responsabile dell'istruzione equestre dell'intera cavalleria francese.
Posso supporre che, se si trovasse - oggi – a capo della squadra francese di dressage, giudicherebbe i suoi cavalieri certamente "capaci di andare a Corinto", dunque consentirebbe loro l'accesso al metodo Baucher per pervenire - con esso - alla leggerezza che è il marchio indispensabile della vera arte equestre.

12 Novembre 2020

Mi permetto di dissentire da quanto dice il Decarpentry, lui non ha vissuto la volgarizzazione, la banalizzazione dell'equitazione accademica altrimenti avrebbe

Le "Grand Dieu".

 


giovedì 8 luglio 2010

Le "Grand Dieu".

Un "Un Officier de Cavalerie" è/dovrebbe essere l'autobiografia del generale L'Hotte; strana autobiografia, si parla poco, molto poco di lui, del "Generale", di Alexis-François L'Hotte, universalmente conosciuto come : - "Général L'Hotte.
Nato a Luneville - "la città dei cavalli" - il 25 Marzo 1825, morto nel 1904 in quella stessa città.

Già dal titolo - semplice ed elegantissimo: - "Un Ufficiale di Cavalleria" - il Generale minimizza, cerca di ridimensionare la sua enorme figura di cavallerizzo di talento e di militare di altissimo rango stranamente di relative larghe aperture mentali: intelligente, innovativo, "rivoluzionario" che impose col suo "pugno di ferro" importanti direttive all'equitazione francese.

In questa autobiografia non vi è alcun cenno alla politica, alla religione, alle sue imprese di guerra, alle relazioni personali; pochissimi sono i riferimenti alle problematiche di cui fu protagonista, ai suoi interventi e alle sue scelte che di fatto condizionarono l'equitazione francese e che hanno avuto ripercussioni fino ai giorni nostri.

Per conoscere meglio il Generale bisogna attingere dagli scritti di Decarpentry, di Saint-André, di Ollivier, ecc.

Nei suoi "souvenirs" disegna una serie di splendidi ritratti dei grandi Cavallerizzi che dominarono l’epoca d’oro dell'Equitazione francese, tra i quali campeggiano in assoluto i suoi due maestri: - Baucher, il genio che stravolse l'equitazione che oggi chiamiamo "classica" e d'Aure: - il Cavaliere, il "centauro" per eccellenza, inoltre, mi è rimasta molto impressa - tra le figure dei cavallerizzi da lui tratteggiate - quella del comandante Rousselet: l'ecuyer, che duecento anni fa "parlava ai cavalli" a dimostrazione che - in equitazione - "nulla di nuovo c'è sotto il sole".

Oltre che allievo fu amico sincero di Baucher e di d'Aure, dai quali fu considerato il loro "miglior allievo"...un pò come se un chitarrista fosse stato il "miglior allievo" di Andrés Segovia e il "miglior allievo" di Django Reinhardt prendendo il meglio dai due genii ed eguagliando il primo in esecuzione classica ed in secondo in virtuosismo jazzistico.

Ho fatto quest'esempio mirabolante per sottolineare le qualità equestri del Generale, inoltre, L'Hotte era dotato di un enorme carisma personale che unito ad un'autorità naturale indiscussa ed indiscutibile hanno fatto dire all'allora colonnello de Saint-André, storico ufficiale del "Cadre Noir" : - "Se mai c'è stato un "Grand Dieu" a Saumur questi fu il generale L'Hotte"...ma chi era/chi è "le Grand Dieu" a Saumur ??

La ripresa dei cavallerizzi del Cadre Noir viene chiamata: - La "Ripresa degli Dei" o anche la "Messa Nera".
Questi termini vennero forgiati dalla "respectueuse insolence" degli allievi ufficiali della Scuola di Cavalleria, che dicevano e cantavano e scrivevano che i loro istruttori di equitazione montassero a cavallo "come degli dei", che il loro maneggio fosse "l'Olimpo", dunque è naturale che l'ecuyer en chef fosse chiamato: le "Grand Dieu"...il "Padreterno".