Un Officier de Cavalerie - Général Alexis L'HOTTE: 1825-1904
Beatrice Scheda e Raffaele de Martinis presentano in italiano: i souvenirs del Generale.
Già dal titolo - semplice ed elegantissimo - "Un Ufficiale di Cavalleria" - il Generale, modestamente minimizza la sua enorme figura di cavallerizzo di talento e di militare di altissimo rango, stranamente di (relative) larghe aperture mentali: intelligente, innovativo, "rivoluzionario", impose col suo "pugno di ferro" importantissime direttive all'equitazione francese.
In questa autobiografia non vi è alcun cenno alla politica, alla religione, alle sue imprese di guerra, alle relazioni personali; nulli sono i riferimenti alle problematiche di cui fu protagonista, ai suoi interventi e alle sue scelte che di fatto condizionarono l'equitazione francese e che hanno avuto ripercussioni fino ai giorni nostri.
Per conoscere meglio il Generale bisogna attingere dagli scritti di Decarpentry, di Saint-André, di Ollivier, ecc. E’ riservatissimo sopratutto sui suoi sentimenti e i suoi trasporti verso il gentil sesso ; avendo letto l’autobiografia e le cronache che lo riguardano e una frase buttata là dal colonnello de Saint-André, ho il forte sospetto che L’Hotte fosse omosessuale (qui lo dico e qui lo nego).
Comunque sia, quest’aspetto non ci riguarda: il Generale, quali fossero stati i suoi gusti sessuali, è un grande dell’Equitazione.
In compenso, il Generale nei suoi "souvenirs" disegna una serie di splendidi ritratti dei grandi Cavallerizzi che dominarono l’epoca d’oro dell'Equitazione francese, tra i quali campeggiano in assoluto i suoi due maestri: Baucher, il genio che stravolse l'equitazione che oggi chiamiamo "classica" e d'Aure: il Cavaliere, il "centauro" per eccellenza. Inoltre mi è rimasta molto impressa - tra le figure dei cavallerizzi da lui tratteggiate - quella del comandante Rousselet: l'ecuyer, che duecento anni fa "parlava ai cavalli" a dimostrazione che - in equitazione -"nulla di nuovo c'è sotto il sole".
Oltre che allievo fu amico sincero di Baucher e di d'Aure, dai quali fu considerato il loro miglior allievo...un po’ come se un chitarrista fosse stato il "miglior allievo" di Andrés Segovia e il "miglior allievo" di Django Reinhardt , prendendo il meglio dai due genii ed eguagliando il primo in esecuzione classica ed in secondo in virtuosismo jazzistico.
Ho fatto quest'esempio mirabolante per sottolineare le qualità equestri del Generale; inoltre, L'Hotte era dotato di un enorme carisma personale che, unito ad un'autorità naturale indiscussa ed indiscutibile, hanno fatto dire all'allora colonnello de Saint-André, storico del "Cadre Noir" : "Se mai c'è stato un "Grand Dieu" a Saumur questi fu il generale L'Hotte"...ma chi era/chi è "le Grand Dieu" a
Saumur ??
La ripresa dei cavallerizzi del Cadre Noir viene chiamata: - La "Ripresa degli Dei" o anche la "Messa Nera".
Questi termini vennero forgiati dalla "respectueuse insolence" degli allievi ufficiali della Scuola di Cavalleria, che dicevano e cantavano e scrivevano che i loro istruttori di equitazione montassero a cavallo "come degli dei", che il loro maneggio fosse "l'Olimpo"; dunque è naturale che l'ecuyer en chef fosse chiamato: le "Grand Dieu"...il "Padreterno".
Il "Padreterno - Il Pugno di Ferro - Il Sommo Taciturno - La luce sotto lo stajo."
Così veniva chiamato il Generale, sono "ngiurie" che svelano una parte della sua personalità che si potrebbe sintetizzare con due aggettivi: - "autoritaria e riservata, riservatissima".
Detto perché era considerato il "Padreterno" vediamo perché era chiamato: - "Il Pugno di Ferro" (Le Gant de Fer).
Mi ripeto: - "Il generale L'Hotte, è stato - probabilmente - il cavaliere più brillante e più completo di tutti i tempi": a cavallo, sicuramente, aveva una mano leggera, delicata ed esperta.
Una "buona mano", deve essere di velluto quando il cavallo sta agli ordini, ma deve diventare di ferro quando ci sono delle disobbedienze; così per tre volte il Generale ha infilato la "sua mano di velluto" in un "guanto di ferro" per orientare il destino della Scuola di Cavalleria di Saumur e dunque di tutta l'Equitazione francese.
Come lui stesso dirà: "i principi di D'Aure e quelli di Baucher, saranno seguiti a seconda dell'equitazione scelta: da campagna per il primo, artistica per il secondo": dunque nessuna commistione, nessuna fusione.
La prima volta che il Generale impose il suo "pugno di ferro", lo fece, nel 1864, appena nominato "Cavallerizzo Maggiore" a Saumur, in sostituzione del comandante Guerin.
Questi era stato schiacciato tra due eminentissime personalità: quella del conte D'Aure che lo aveva preceduto e quella del generale L'Hotte che gli sarebbe succeduto.
Guérin prese il comando del maneggio con appena il grado di capitano, fu segnalato dallo stesso conte D'Aure, che malgrado conoscesse la sua propensione per Baucher - l'acerrimo nemico - non esitò a proporlo come suo successore perchè convinto delle capacità dell'uomo e del cavallerizzo.
Guérin era troppo alto per l'equitazione, malgrado ciò fu un abilissimo cavaliere ed un eccellente addestratore.
Mantenne il metodo d'Aure del suo ex comandante, certamente il più adatto alla equitazione militare ma vi aggiunse quelle tecniche di Baucher che riteneva più semplici ed applicabili per cavalieri di media bravura.
Non tentò una vera e propria fusione organica tra i due metodi, nella realtà la commistione tra le due scuole era a percentuale variabile, si prendeva un po’ più dell'una o dell'altra a seconda delle circostanze e della capacità dell'istruttore.
Preso il comando del maneggio, L'Hotte rigetta la posizione conciliante di Guérin : il Generale si considera principalmente un militare e pertanto la sua responsabilità era di formare dei cavalleggeri per i quali era ampiamente sufficiente la pratica della bassa scuola; e aggiunge, riferendosi alle difficoltà di applicazione pratica del metodo Baucher: "Non tutti possono andare a Corinto"...dunque: siccome non a tutti è dato di andare a Corinto, meglio negare l'autorizzazione a chiunque... ragionamento radicale ma indubitabilmente efficace.
Il "Pugno di Ferro" si fece sentire...Baucher - il suo amato e riverito Maestro - fu radiato dalla scuola, il Generale raccomandò la concisione, la praticità, il lavoro all'aperto, perfino il passage fu vietato nelle riprese degli istruttori.
Però, lui stesso ed alcuni dei suoi aiutanti si dedicarono a praticare il sistema di Baucher , ma solo coi loro cavalli personali.
L'immediato successore di L'Hotte fu il comandante De Ligneres, d'Aurista convinto che incrementò in quella direzione il dictat di L'Hotte anche perchè si era in guerra e dunque fu privilegiata l'equitazione da campagna, la più efficace e semplice possibile.
Ma quando De Ligneres fu sostituito da Dutilh, le "Gant de Fer" battè di nuovo forte il suo pugno per evitare la aborrita fusione.
Dutilh, era entrato a Saumur a 17 anni come aiuto trombettiere : per soli suoi meriti e a prezzo di grandi sacrifici divenne ecuyer en chef...Dutilh, voleva abbattere lo steccato tra l'equitazione di maneggio e quella di campagna, l'una doveva essere complementare all'altra, una visione moderna che però a quel tempo fu bloccata da L'Hotte in persona.
Guardate se quanto predicava non fosse modernissimo: - lui cominciava il lavoro con l'incollatura bassa in distensione in modo che il dorso si impegnasse a sostegno del garrese, e i posteriori "andassero sotto", questo permetteva - nella seconda fase - di rilevare l'incollatura - la premessa necessaria per l'alta scuola - senza problemi e con il giusto equilibrio muscolare per poi tornare ad allungarla quando era richiesta la velocità in campagna o nello sport.
La dimostrazione vivente era Tripolien un grigio pomellato, il suo cavallo preferito che primeggiava sia nei percorsi di caccia che nella esibizione del grand passage in maneggio.
Ma il Generale vegliava, nel frattempo era diventato "Comandante della Scuola di Cavalleria", dunque diretto superiore di Duthil, quando si accorse della cosa si incassò come un bufalo cafro, chiamò il capo cavallerizzo e gli fece un terribile cassiatone: "...questa non è vera equitazione militare! Questo non è il metodo D'Aure ! Stai tentando una inopportunissima fusione!"
Il povero Dutilh, era nel giusto, la strada che stava cercando di tracciare era quella buona, ma come opporsi alla autorevolezza di L'Hotte ?
Per la seconda volta il passage fu escluso dalle riprese dei cavallerizzi e il Generale impose di nuovo il metodo d'Aure.
Dutilh, scoraggiato ed umiliato, andò in depressione...in meno di due anni - forse per questo - morì.
La terza volta che il Generale impose la sua autorità fu quando - alla morte di Dutilh - si prospettò la candidatura alla successione di James Fillis: baucherista eccentrico capace della più estrosa "equitazione di fantasia".
Dava molto impulso ai suoi cavalli ma era tacciato di usare la brutalità per ottenere quella eccezionale spinta in avanti.
Era raccomandato da - nientepopodimenochè - Clemanceau, il potentissimo futuro presidente del consiglio, che era stato suo allievo e suo grande estimatore, nonchè autore - si dice - della stesura dei testi di Fillis in francese che come sappiamo era inglese d'origine.
Ebbene L'Hotte se ne stracatafotteva dei politici, lui non poteva sopportare che a Saumur, come comandante del Maneggio, fosse nominato: un baucherista, sia pur esso eccentrico, un civile avulso dalle problematiche peculiari dell'esercito...ma sopratutto: - un cavallerizzo inglese !
Dunque, il Generale impose il comandante Pietou d'aurista convinto...la sua linea era – ancora una volta - rispettata.
In seguito, allentata la pressione del "pugno di ferro", pian piano l'equitazione superiore riprese il suo posto a Saumur ma comunque circoscritta alle riprese dei cavallerizzi o fatta a titolo personale.
Riguardo quest'atteggiamento di L'Hotte, vediamo come la pensa il generale Decarpentry, uno dei massimi esperti di Equitazione:
"Le conseguenze della adozione del metodo Baucher nell'esercito sarebbero state molto probabilmente disastrose, a fronte di qualche sporadico successo ci sarebbero stati certamente tanti fallimenti.
Il Generale prese quelle sue decisioni in quanto "Ecuyer en chef a Saumur", dunque indirettamente responsabile dell'istruzione equestre dell'intera cavalleria francese.
Posso supporre che, se si trovasse - oggi – a capo della squadra francese di dressage, giudicherebbe i suoi cavalieri certamente "capaci di andare a Corinto", dunque consentirebbe loro l'accesso al metodo Baucher per pervenire - con esso - alla leggerezza che è il marchio indispensabile della vera arte equestre."
Pour la petite histoire: si deve a L’Hotte l'adozione della elegantissima divisa nera che diverrà il simbolo del Cadre Noir : infatti, a quel tempo la divisa ufficiale della scuola era blù scuro, forse era nero il lampion (il bicorno), invece L'Hotte - con i suoi cavallerizzi - prese l'abitudine di andare vestito "tout de noir", mentre gli istruttori militari portavano un Kepì con una banda azzurra cielo...ecco come nacquero: "le Cadre Noir" e "le Cadre Bleu".
In seguito L'Hotte sostituì nell'uniforme di gala - che conservava i pantaloni chiari - gli stivali flosci con quelli rigidi verniciati.
Probabilmente si devono a lui anche le modifiche delle "arie alte" della "ripresa dei saltatori": la corvetta classica diviene una pesata molto sollevata, praticamente una cabrata; la groppata si trasforma in una violenta scalciata controllata e la capriola è resa più agevole, più naturale facendo si che il cavallo ripiombasse a terra prima con gli anteriori e poi coi posteriori invece che coi quattro arti contemporaneamente come continuano a fare a Vienna.
Tutto ciò allo scopo di dimostrare che per i saltatori l'equilibrio sulle anche classico non era necessario e poteva esser sostituito dall'equilibrio orizzontale dell'equitazione militare per eseguire i "salti di scuola", naturalmente nella versione riveduta e corretta di Saumur.
Benchè da decenni la cavalleria francese usasse la sella inglese, era prescritto che i militari trottassero seduti; il tenente L'Hotte, avendo capito i vantaggi del trotto sollevato - dando prova di spirito di iniziativa e di indipendenza faceva trottare il suo plotone "all'inglese" in occasioni non ufficiali, .
Il trotto sollevato, leggero, detto a quel tempo "trotto all'inglese" fu adottato dall'esercito francese grazie alla decisione di L'Hotte che per imporlo - a causa dell’ottuso conservatorismo militare -
dovette aspettare alcuni decenni e i gradi di Generale e la funzione di Comandante della Scuola e la presidenza del Comitato di Cavalleria,...nient’altro ??
C’è da dire che il nostro dal punto di vista strettamente militare, il nostro non partecipò ad epiche campagne di guerra, di rimarchevole, sappiamo che fu impegnato a mantenere l’ordine pubblico durante il 48 a Parigi.
Si scontrò con la politica, coi potenti di turno a causa di certi suoi atteggiamenti non graditi o - più probabilmente - male interpretati dai vincitori di turno, ma tutto sommato ne uscì bene forse perché - a causa della sua consolidata fama di cavallerizzo - godeva di una grande considerazione ai massimi livelli istituzionali in tutte le nazioni europee.
Questa presentazione ha come fonti le opere di:
Decarpentry - de Saint-André - Ollivier e...Internet.
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lunedì 19 novembre 2012
lunedì 12 novembre 2012
Capitolo I
CAPITOLO I
Mio nonno – I "Gendarmes Rouges” – I Carabinieri – Mio padre – La sua carriera militare – I suoi due fratelli.
Nipoti miei cari, come ben sapete la nostra famiglia ha una consolidata tradizione militare: mio nonno materno - il signor Brissonieres d’Alancourt - e mio padre furono entrambi ufficiali di Cavalleria.
Il vostro bisnonno prestava servizio presso un corpo ormai dimenticato: la “Gendarmeria di Francia”, detta anche “Gendarmeria Rossa” per le uniformi scarlatte o, più semplicemente, “Gendarmeria di Luneville” dal luogo del loro acquartieramento. Nota 1)
A Luneville - residenza del defunto re polacco Stanislao - nel novembre 1767 vennero radunate le dieci compagnie di Gendarmeria provenienti da tutto il Regno, e lì rimasero fino al loro definitivo scioglimento, avvenuto il 9 marzo 1788.
L’origine del corpo risale al 1427, quando venne istituita la compagnia dei gendarmi scozzesi, prima e più antica gendarmeria di Francia. In seguito, nel 1447, fu messa a capo delle 15 Compagnie d’Ordinanza create da Carlo VII con un’ordinanza, appunto.
Mi piace ricordare che Il vostro bisnonno prestò servizio nella "Compagnia dei Bourguignons".
In Francia, la Gendarmeria ha sempre goduto del massimo prestigio.
Così, quando Carlo V - al fine di respingere i turchi - chiese in prestito a Francesco I una somma di danaro e la Gendarmeria stessa, il "Re Cavaliere" rispose: “Per il primo punto, non sono un banchiere; per l’altro: siccome la Gendarmeria è il braccio che porta il mio scettro, non la espongo al pericolo a meno che non sia io che voglia andare a cercare la gloria con essa.”
Nel 1767, quando le dieci compagnie che componevano la Gendarmeria di Francia si radunarono a Luneville, vennero acquartierate parte nell’edificio del castello e parte nella vecchia Orangerie.
Il Re era il comandante in carica delle prime quattro compagnie, chiamate: “Compagnie dei Gendarmi del Re”.
Come testimoniano gli "Stati Generali" dell’epoca, la Gendarmeria faceva parte della Casa Reale: doveva gli onori militari solo al Re, agli Eroi di Francia e al Comandante del Corpo.
Quando la Gendarmeria fu sciolta, ai suoi membri fu concesso di mantenere per un decennio il grado e le prerogative di sottotenente: in questo modo i più anziani, coloro che avevano già almeno dieci anni di servizio, poterono ricevere la Croce di Cavaliere di San Luigi.
Fu grazie a questo provvedimento che il vostro bisnonno poté ottenere tale onorificenza.
L'insediamento della Gendarmeria a Luneville fu portato a termine sotto la direzione del Cavalier de Ray: “colonnello brigadiere d’armata”. Era a capo dello Stato Maggiore del corpo, col titolo di "ispettore maggiore della Gendarmeria di Francia".
Nel suo libro, “Riflessioni e Ricordi”, il Cavalier de Ray, divenuto più tardi luogotenente generale, fu prodigo di elogi per Gendarmeria, che aveva diretto fino al 1770.
Il 3 Gennaio 1770, il Marchese de Castries, luogotente generale, ricevette la nomina a Comandante Generale e Ispettore del Corpo della Gendarmeria, posizione che conserverà fino allo scioglimento del corpo.
Nel museo di Versailles si trova un suo ritratto, in grande uniforme di "gendarme rosso".

Nello stesso periodo fu istituita la carica di Comandante in Seconda. Il Marchese di Autichamp, Generale di Corpo d’Armata, poi Maresciallo di Campo, ne fu il primo titolare, e ne mantenne le funzioni dal 1770 al 1785.
Reputato uno dei migliori ufficiali di cavalleria dell’epoca il Marchese di Autichamp, che aveva fissato la propria residenza a Luneville, fu di fatto - per quindici anni - il vero comandante della Gendarmeria.
Mottin de la Balme si distinse in modo particolare tra gli ufficiali del suo tempo; dopo essersi arruolato come soldato semplice nel 1757, divenne "fourrier- major" Nota 2). della Gendarmeria dal 1766 al 1773.
Persino Warnery, critico severo, riconosce l’alto valore di Mottin de la Balme e su lui scrive: "quell’uomo sagace... vero soldato, eccellente ufficiale di cavalleria, che conosce a fondo la potenzialità e l'organizzazione di quell’arma....".
Il Barone de Bohan, famoso cavaliere, fu aiutante di campo nella Gendarmeria dal 1784 al 1788, prima di entrare in questo corpo ebbe il comando del reggimento dei Dragoni di Lorena.
Ricordo che i suoi precetti equestri furono quasi tutti accolti nel nostro regolamento del 1829.
Gli ufficiali superiori sono stati il perno dell’istruzione del corpo. Le loro funzioni principali erano molto simili a quelle dei nostri capitani istruttori che si occupano dell'insegnamento di tutte le materie ai reggimenti.
Gli ufficiali al comando della Gendarmeria, provenendo dalle migliori scuole e accademie militari di Francia, garantivano un ottimo livello qualitativo dei quadri di comando; alcuni, come Bohan, che si erano formati alla Scuola Militare, avevano ricevuto la loro istruzione equestre dal famoso cavallerizzo Jacques d’ Auvergne. Nota 3)
Altri provenivano dalla Grande o dalla Piccola Scuderia del Re, o dal maneggio - di grande reputazione - di Luneville, o ancora dalla Scuola dei Cavalleggeri della Guardia che aveva visto, come allievo, lo stesso d’Auvergne quando la scuola era diretta dal conte de Lubersac, che aveva messo Montfaucon Rogles a capo del maneggio.
A detta del Bohan la Gendarmeria e la sua scuola, raggiunse un grado di perfezione nelle manovre equestri che ne fece: "il corpo di cavalleria più preparato d’Europa".
Distaccamenti di vari reggimenti furono inviati a Luneville per essere addestrati alla Scuola della Gendarmeria.
Le richieste in tal senso provenienti da tutto il Regno divennero sempre più incalzanti, fino a quando il ministro Loménie Brienne - pressato da problemi economici, che purtroppo prevalsero sugli interessi della cavalleria - dovette sciogliere la Gendarmeria.
Il fratello di Federico il Grande, Prince Henry di Prussia - grande esperto militare - in visita a Luneville nel 1784 per controllare le manovre della Gendarmeria, ne fu talmente entusiasta da esclamare: "È troppo! "
Oltre all’equitazione, la scherma era tenuta in grande considerazione, infatti i gendarmi erano anche dei formidabili spadaccini.
Però, bisogna dire che, oltre ad essere dei valorosi combattenti, erano anche dei famigerati attaccabrighe, famosi per i loro duelli generati per un nonnulla; il più celebre e sanguinoso si verificò nel 1774:
da tempo non “correva buon sangue” tra la Gendarmeria e gli ufficiali del Reggimento di Fanteria del Re, corpo di elite di stanza a Nancy.
Siccome nessun gendarme fu invitato ad un ballo organizzato dagli ufficiale del Re, i gendarmi li sfidarono a duello.
Il mattino dopo, dodici gendarmi si misurarono con dodici ufficiali del reggimento del re; il campo di battaglia – perché di questo si trattava – fu scelto alle porte di Nancy.
Lo scontro fu terribile : due ufficiali del reggimento del re furono uccisi, e quasi tutti i gendarmi subirono gravi ferite.
Lo scontro avrebbe potuto avere un esito ancora più letale se non fossero intervenuti il Marchese di Autichamp e il colonnello del Re che, informati del fatto, si precipitarono sul posto e fecero cessare il combattimento.
Questo scontro non fu dimenticato: la rivalità tra i due corpi continuò ad ardere a lungo e i duelli tra i gendarmi e i fanti del Re diventarono una simpatica consuetudine anche se, nel 1786, a causa di esigenze organizzative, alcuni ex ufficiali del Reggimento del Re vennero assegnati in servizio presso la Gendarmeria.
I gendarmi tendevano ad essere indisciplinati , r issosi e aggressivi, ma possedevano un estremo spirito di corpo ed erano legati fortemente alle loro regole e alle loro tradizioni.
A tal proposito - quando ero ragazzo - ho sentito raccontare che Lotus XVIII , allora Conte di Provenza, dopo avere preso il comando di uno squadrone della Gendarmeria sul campo di manovra di Luneville aveva ordinato: “sabre à la main !”, lasciando la sua spada alla cintura.
Nessun soldato obbedì all’ordine.
Il Marchese di Autichamp fece osservare rispettosamente al Principe che, una volta a cavallo, la Gendarmeria di Francia non sfoderava le sciabole fino a quando colui che la comandava – quale fosse il suo rango - non avesse la sua arma in pugno...il principe sguainò la spada e i gendarmi obbedirono immediatamente.
I cavalli della Gendarmeria erano quasi tutti bai, fatta eccezione per i cavalli grigi dei tamburini e dei trombettieri, erano per lo più di razza Limousin, Auvergne e Danese.
Su pressioni del Bohan, che aveva acquisito una posizione molto importante nel corpo, si stava cominciando a far uso di cavalli interi quando fu deciso il suo licenziamento.
Il grande maneggio di Luneville, ancor oggi in funzione, è stato costruito dalla Gendarmeria nel 1786-1787. Questo impianto, ad andamento orizzontale, è stato a lungo citato come il più grande di Francia: era lungo 96 metri e largo 26. Nota 4)
Esistevano ottime relazioni tra i soldati della compagnia e i loro ufficiali, infatti ho trovato tra la corrispondenza di mio nonno una lettera di risposta alla sua partecipazione di matrimonio: era scritta di suo pugno dal Barone de Bohan.
Nei documenti relativi alla Gendarmeria, lasciati dal vostro bisnonno, compaiono molti nomi che, in seguito, ho ritrovato nell’arma della Cavalleria: erano i discendenti di quei gendarmi.
Anche voi - cari nipoti - come loro avete avuto un avo nella Gendarmeria , per questo motivo mi sono dilungato su quest’argomento.
Devo dire che - spesso - la Gendarmeria è confusa col corpo di Polizia, benché non sia mai esistita una relazione tra questi due organismi.
Nel 1788, i Carabinieri, che erano di stanza a Saumur dal 1763, vennero trasferiti a Luneville per sostituire la disciolta Gendarmeria, e vi rimasero fino al 1822.
Tra i documenti del vostro bisnonno si trovano lettere interessanti, indirizzate ai suoi ex compagni, che, tra le altre cose, testimoniano di come la "Gendarmeria Rossa" avesse allora considerato “vecchie” le Guardie del Corpo del Re di Polonia, e di come i Gendarmi Rossi ritirati a Luneville godessero a loro volta - per inevitabile contrapasso - di analoga considerazione da parte dei giovani ufficiali dei carabinieri.
Ogni nuova generazione di ufficiali trova quella che l’ha preceduta assolutamente sorpassata. È nell’ordine delle cose: a mia volta potrei dire altrettanto dei vecchi carabinieri rimossi da Luneville...ma non oserei parlare così dei gendarmi rossi, pur avendone conosciuto alcuni che già allora erano molto avanti negli anni.
Quando i Carabinieri sostituirono la Gendarmeria, Luneville rimase il loro presidio centrale per trentaquattro anni: vi risiedevano i depositi di due reggimenti, mentre gli squadroni da guerra fecero numerose missioni e si distinsero sui campi di battaglia durante la Rivoluzione e durante le guerre dell’Impero.
La biblioteca di Luneville conserva un manoscritto tra i più interessanti di questa epoca, che mostra in dettaglio il ruolo svolto dai carabinieri.
Si intitola: "Il Manoscritto dei Carabinieri”; l’autore è il capitano Albert, ufficiale di collegamento del 1° Carabinieri. Si ritirò a Luneville e ricordo di averlo visto - tanto tempo fa - recarsi spesso in una sua proprietà, nei paraggi del paese: ci andava su un calesse, tirato da un cavallo assai tranquillo. Già allora, non passava un cavallo senza che io lo seguissi con lo sguardo.
Mio padre aveva un cognato capitano del 2° Carabinieri; pertanto, a diciotto anni - nel 1804 - si arruolò in quel reggimento.
Suo padre, mancato da tempo, era stato assessore straordinario delle acque e delle foreste, e deputato al parlamento di Lorena.
Con il 2° Carabinieri, mio padre fece le campagne segnate dalle vittorie di Austerlitz, Jena, Eylau, Friedland. In questa ultima battaglia, una pallottola lo colpì all'anulare della mano sinistra per poi deviare fino alla placca di metallo della sua cintura: fu necessario amputargli il dito.
Quando - nel 1808 - si formò il 13° Corazzieri, lasciò i carabinieri per entrare in questo reggimento che ben si distinse in Spagna.
Il Colonnello Gonneville, nel suo "Ricordi Militari" racconta delle prodezze del famoso 13° Corazzieri:
passava talvolta da Lunéville, dove risiedeva uno dei suoi parenti, ed era ben felice di intrattenersi con mio padre, rievocando i comuni ricordi di guerra.
Tra la corrispondenza di vostro nonno si trova il rapporto di un episodio di guerra, relativo a quel periodo, che è riportato anche nel suo stato di servizio.
Il 26 Novembre 1810, durante uno scontro avvenuto nei pressi di Vinaros, mio padre e il tenente Pilau, del 4° Ussari, caricarono da soli - dopo esser passati sotto il loro fuoco - una compagnia di fanteria del 2° Reggimento Cacciatori di Valencia, composta da una cinquantina di uomini che poco dopo si arresero.
Dal 13° mio padre passò al 8° Corazzieri e, dopo esser rimasto quattro anni in Spagna, fece con questo reggimento la campagna di Russia, durante la terribile ritirata fu aggregato allo “Squadrone Sacro”, composto dagli ufficiali che avevano perso tutti i loro uomini: massacrati in battaglia, dispersi o fatti prigionieri .
Quando, dopo il disastro del 1812, l’esercito fu riorganizzato, mio padre fu destinato al reggimento dei granatieri a cavallo della Guardia Imperiale, con il quale fece la campagna di Sassonia e la campagna di Francia ; rimase in quel corpo fino alla prima abdicazione di Napoleone.
Gli sentii raccontare che, durante la battaglia di Hanau, nella quale i cosacchi di Czernischeff combattevano insieme alla cavalleria austro bavarese, aveva visto un cosacco maneggiare la propria lancia con incredibile abilità.
Il figlio delle steppe era incalzato da un gruppo di cavalieri francesi armati di sciabole perché col suo cavallo, sfinito, era rimasto isolato. Ebbene costui riuscì, con la sola lancia, a tenere a bada i nemici e a raggiungere illeso i propri compagni.
Al rientro dei Borboni, mio padre passò al reale corpo dei Cavalleggeri Lancieri di Francia, che, durante i “Cento Giorni”, fu chiamato: il reggimento di “Cavalleggeri Lancieri Imperiali”. Questo reggimento aveva già fatto parte della vecchia guardia imperiale e i suoi membri erano comunemente indicati come: “I Lancieri Rossi” dal colore di base delle loro uniformi.
Il 16 giugno 1815, giorno della battaglia di Ligny, durante il combattimento di Quatre-Bras la fanteria nemica, uscita improvvisamente da un bosco, sorprese e mise in fuga la divisione di fanteria comandata da re Girolamo, composta esclusivamente da reclute.
Mio padre, che stava di riserva - col suo plotone - tra Quatre Bras e Ligny, aveva l'incarico di riunire i fuggitivi : durante questa operazione, trovò il re Girolamo che - sotto il fuoco dei tiratori scelti nemici - cercava invano di radunare i suoi uomini.
Immediatamente, partì alla carica con il suo esiguo drappello, disimpegnando il re e ricacciando la fanteria nemica nel bosco dal quale era uscita...sette dei suoi coraggiosi lancieri rimasero sul campo. Questo episodio mi fu raccontato da mio padre, ma lo si può leggere nel libro: "Ricordi di un aiutante di campo del Re Girolamo", scritto dal barone du Casse. L’autore era venuto a conoscenza del fatto attraverso una lettera di mio padre, a proposito della quale scrive: "Mi affrettai a mostrarla al principe Girolamo, che si ricordava perfettamente del valoroso ufficiale protagonista di quel glorioso episodio."
"Due giorni dopo la battaglia di Ligny, il 18 giugno, durante la battaglia di Waterloo, mio padre prestava servizio come ufficiale d’ordinanza presso il generale Lefebvre Desnoëttes , che comandava la divisione di cavalleria leggera della Guardia : nel combattimento ricevette un colpo di lancia in viso che gli frantumò la mascella superiore.
Circa due anni dopo il congedo, mio padre fu reintegrato nei Corazzieri di Orleans, diventato poi: “il 5° Corazzieri”, dove - dopo dieci anni di anzianità come tenente - fu promosso capitano.
Con questo reggimento fece la campagna di Spagna del 1823, che fu detta: la
“passeggiata militare".
Dopo la Rivoluzione del 1830, lasciò il servizio col grado di capitano, Cavaliere della Legion d’Onore e Cavaliere di St. Louis. La prima di queste onorificienze gli era stata data durante le guerre dell’Impero, la seconda in occasione dell’incoronazione di re Carlo X.
Ormai in pensione, si dette alla letteratura, all’arte, alla storia. Era considerato una delle persone più erudite del paese: ha lasciato una biblioteca molto ben fornita, dei dipinti, incisioni e numerose opere d’arte.
Aveva due fratelli : il primo, arruolatosi negli Ussari, morì durante le guerre di Germania ; l’altro, all’uscita della scuola di St. Cyr, entrò nei Voltigeurs. Nota 5) della Giovane Guardia ; purtroppo ebbe una carriera assai breve.
Alla battaglia di Katzbach, era con la divisione Puthod, che capitolò dopo essersi valorosamente difesa.
Il ragazzo non volle arrendersi : ottimo nuotatore provò, con uno dei suoi compagni, a fuggire tuffandosi nelle acque agitate del fiume Bober in piena; da allora non ne abbiamo saputo più nulla.
Con ogni probabilità - annegò in quelle rapide vorticose e il suo corpo non fu mai ritrovato.
Nota 1) La Gendarmeria di Francia costituiva l'elite della cavalleria.
Era prassi consolidata che in battaglia il Re dovesse combattere alla testa dei reparti, quest’usanza venne codificata nel 15 dicembre 1665 nel Regolamento d’Ordinanza della Gendarmeria.
Nota 2) Non sapendo a quale grado corrisponde in italiana: fourrier-major ho lasciato intradotto.
Nota 3) Jacques D'Auvergne: - 1729 - 1798.
Nominato a soli 27 anni primo istruttore di equitazione alla scuola militare di Parigi, la stessa che
sfornò - più tardi - un cadetto che poi divenne leggermente famoso: Napoleone Bonaparte.
Fu allievo di due grandi maestri: - Lubersac e Drumond de Melfort.
Possiamo considerarlo un precursore di L'Hotte, nel dare semplificazione e accessibilità all'equitazione militare.
I suoi principi furono trasmessi da due suoi allievi: - Bosidefre e - come vedremo - da Ducroc de Chabannes.
Nota 4) L'autore sottolinea: - "ad andamento orizzontale" perchè, anticamente i maneggi non erano ben delineati e presentavano dislivellli e asperità, mentre la "cavallerizza" era - come diremmo oggi - il rettangolo di addestramento.
Grisone ci parla dei suoi maneggi contro "pendino": che sono dislivelli e nelle "maise": che sono terreni arati.
Il Corte parla di "aiuti di terreno" e di "aiuti dell'acqua", e gli "aiuti di terreno" erano proprio discese, salite, fossi, dossi, conche e montagnuole che "aiutavano" il cavallo a esprimere determinati movimenti soprattutto in fase di addestramento.
Nota 5) Corpo di fanteria leggera con compiti simili a quelli dei bersaglieri.
Mio nonno – I "Gendarmes Rouges” – I Carabinieri – Mio padre – La sua carriera militare – I suoi due fratelli.
Nipoti miei cari, come ben sapete la nostra famiglia ha una consolidata tradizione militare: mio nonno materno - il signor Brissonieres d’Alancourt - e mio padre furono entrambi ufficiali di Cavalleria.
Il vostro bisnonno prestava servizio presso un corpo ormai dimenticato: la “Gendarmeria di Francia”, detta anche “Gendarmeria Rossa” per le uniformi scarlatte o, più semplicemente, “Gendarmeria di Luneville” dal luogo del loro acquartieramento. Nota 1)
| Gendarme. |
A Luneville - residenza del defunto re polacco Stanislao - nel novembre 1767 vennero radunate le dieci compagnie di Gendarmeria provenienti da tutto il Regno, e lì rimasero fino al loro definitivo scioglimento, avvenuto il 9 marzo 1788.
L’origine del corpo risale al 1427, quando venne istituita la compagnia dei gendarmi scozzesi, prima e più antica gendarmeria di Francia. In seguito, nel 1447, fu messa a capo delle 15 Compagnie d’Ordinanza create da Carlo VII con un’ordinanza, appunto.
Mi piace ricordare che Il vostro bisnonno prestò servizio nella "Compagnia dei Bourguignons".
In Francia, la Gendarmeria ha sempre goduto del massimo prestigio.
Così, quando Carlo V - al fine di respingere i turchi - chiese in prestito a Francesco I una somma di danaro e la Gendarmeria stessa, il "Re Cavaliere" rispose: “Per il primo punto, non sono un banchiere; per l’altro: siccome la Gendarmeria è il braccio che porta il mio scettro, non la espongo al pericolo a meno che non sia io che voglia andare a cercare la gloria con essa.”
Nel 1767, quando le dieci compagnie che componevano la Gendarmeria di Francia si radunarono a Luneville, vennero acquartierate parte nell’edificio del castello e parte nella vecchia Orangerie.
Il Re era il comandante in carica delle prime quattro compagnie, chiamate: “Compagnie dei Gendarmi del Re”.
Come testimoniano gli "Stati Generali" dell’epoca, la Gendarmeria faceva parte della Casa Reale: doveva gli onori militari solo al Re, agli Eroi di Francia e al Comandante del Corpo.
Quando la Gendarmeria fu sciolta, ai suoi membri fu concesso di mantenere per un decennio il grado e le prerogative di sottotenente: in questo modo i più anziani, coloro che avevano già almeno dieci anni di servizio, poterono ricevere la Croce di Cavaliere di San Luigi.
Fu grazie a questo provvedimento che il vostro bisnonno poté ottenere tale onorificenza.
L'insediamento della Gendarmeria a Luneville fu portato a termine sotto la direzione del Cavalier de Ray: “colonnello brigadiere d’armata”. Era a capo dello Stato Maggiore del corpo, col titolo di "ispettore maggiore della Gendarmeria di Francia".
Nel suo libro, “Riflessioni e Ricordi”, il Cavalier de Ray, divenuto più tardi luogotenente generale, fu prodigo di elogi per Gendarmeria, che aveva diretto fino al 1770.
Il 3 Gennaio 1770, il Marchese de Castries, luogotente generale, ricevette la nomina a Comandante Generale e Ispettore del Corpo della Gendarmeria, posizione che conserverà fino allo scioglimento del corpo.
Nel museo di Versailles si trova un suo ritratto, in grande uniforme di "gendarme rosso".

Nello stesso periodo fu istituita la carica di Comandante in Seconda. Il Marchese di Autichamp, Generale di Corpo d’Armata, poi Maresciallo di Campo, ne fu il primo titolare, e ne mantenne le funzioni dal 1770 al 1785.
Reputato uno dei migliori ufficiali di cavalleria dell’epoca il Marchese di Autichamp, che aveva fissato la propria residenza a Luneville, fu di fatto - per quindici anni - il vero comandante della Gendarmeria.
Mottin de la Balme si distinse in modo particolare tra gli ufficiali del suo tempo; dopo essersi arruolato come soldato semplice nel 1757, divenne "fourrier- major" Nota 2). della Gendarmeria dal 1766 al 1773.
Persino Warnery, critico severo, riconosce l’alto valore di Mottin de la Balme e su lui scrive: "quell’uomo sagace... vero soldato, eccellente ufficiale di cavalleria, che conosce a fondo la potenzialità e l'organizzazione di quell’arma....".
Il Barone de Bohan, famoso cavaliere, fu aiutante di campo nella Gendarmeria dal 1784 al 1788, prima di entrare in questo corpo ebbe il comando del reggimento dei Dragoni di Lorena.
Ricordo che i suoi precetti equestri furono quasi tutti accolti nel nostro regolamento del 1829.
Gli ufficiali superiori sono stati il perno dell’istruzione del corpo. Le loro funzioni principali erano molto simili a quelle dei nostri capitani istruttori che si occupano dell'insegnamento di tutte le materie ai reggimenti.
Gli ufficiali al comando della Gendarmeria, provenendo dalle migliori scuole e accademie militari di Francia, garantivano un ottimo livello qualitativo dei quadri di comando; alcuni, come Bohan, che si erano formati alla Scuola Militare, avevano ricevuto la loro istruzione equestre dal famoso cavallerizzo Jacques d’ Auvergne. Nota 3)
Altri provenivano dalla Grande o dalla Piccola Scuderia del Re, o dal maneggio - di grande reputazione - di Luneville, o ancora dalla Scuola dei Cavalleggeri della Guardia che aveva visto, come allievo, lo stesso d’Auvergne quando la scuola era diretta dal conte de Lubersac, che aveva messo Montfaucon Rogles a capo del maneggio.
A detta del Bohan la Gendarmeria e la sua scuola, raggiunse un grado di perfezione nelle manovre equestri che ne fece: "il corpo di cavalleria più preparato d’Europa".
Distaccamenti di vari reggimenti furono inviati a Luneville per essere addestrati alla Scuola della Gendarmeria.
Le richieste in tal senso provenienti da tutto il Regno divennero sempre più incalzanti, fino a quando il ministro Loménie Brienne - pressato da problemi economici, che purtroppo prevalsero sugli interessi della cavalleria - dovette sciogliere la Gendarmeria.
Il fratello di Federico il Grande, Prince Henry di Prussia - grande esperto militare - in visita a Luneville nel 1784 per controllare le manovre della Gendarmeria, ne fu talmente entusiasta da esclamare: "È troppo! "
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| Prince Henry di Prussia |
Però, bisogna dire che, oltre ad essere dei valorosi combattenti, erano anche dei famigerati attaccabrighe, famosi per i loro duelli generati per un nonnulla; il più celebre e sanguinoso si verificò nel 1774:
da tempo non “correva buon sangue” tra la Gendarmeria e gli ufficiali del Reggimento di Fanteria del Re, corpo di elite di stanza a Nancy.
Siccome nessun gendarme fu invitato ad un ballo organizzato dagli ufficiale del Re, i gendarmi li sfidarono a duello.
Il mattino dopo, dodici gendarmi si misurarono con dodici ufficiali del reggimento del re; il campo di battaglia – perché di questo si trattava – fu scelto alle porte di Nancy.
Lo scontro fu terribile : due ufficiali del reggimento del re furono uccisi, e quasi tutti i gendarmi subirono gravi ferite.
Lo scontro avrebbe potuto avere un esito ancora più letale se non fossero intervenuti il Marchese di Autichamp e il colonnello del Re che, informati del fatto, si precipitarono sul posto e fecero cessare il combattimento.
Questo scontro non fu dimenticato: la rivalità tra i due corpi continuò ad ardere a lungo e i duelli tra i gendarmi e i fanti del Re diventarono una simpatica consuetudine anche se, nel 1786, a causa di esigenze organizzative, alcuni ex ufficiali del Reggimento del Re vennero assegnati in servizio presso la Gendarmeria.
I gendarmi tendevano ad essere indisciplinati , r issosi e aggressivi, ma possedevano un estremo spirito di corpo ed erano legati fortemente alle loro regole e alle loro tradizioni.
A tal proposito - quando ero ragazzo - ho sentito raccontare che Lotus XVIII , allora Conte di Provenza, dopo avere preso il comando di uno squadrone della Gendarmeria sul campo di manovra di Luneville aveva ordinato: “sabre à la main !”, lasciando la sua spada alla cintura.
Nessun soldato obbedì all’ordine.
Il Marchese di Autichamp fece osservare rispettosamente al Principe che, una volta a cavallo, la Gendarmeria di Francia non sfoderava le sciabole fino a quando colui che la comandava – quale fosse il suo rango - non avesse la sua arma in pugno...il principe sguainò la spada e i gendarmi obbedirono immediatamente.
I cavalli della Gendarmeria erano quasi tutti bai, fatta eccezione per i cavalli grigi dei tamburini e dei trombettieri, erano per lo più di razza Limousin, Auvergne e Danese.
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| Cavallo di razza limusina. |
Su pressioni del Bohan, che aveva acquisito una posizione molto importante nel corpo, si stava cominciando a far uso di cavalli interi quando fu deciso il suo licenziamento.
Il grande maneggio di Luneville, ancor oggi in funzione, è stato costruito dalla Gendarmeria nel 1786-1787. Questo impianto, ad andamento orizzontale, è stato a lungo citato come il più grande di Francia: era lungo 96 metri e largo 26. Nota 4)
Esistevano ottime relazioni tra i soldati della compagnia e i loro ufficiali, infatti ho trovato tra la corrispondenza di mio nonno una lettera di risposta alla sua partecipazione di matrimonio: era scritta di suo pugno dal Barone de Bohan.
Nei documenti relativi alla Gendarmeria, lasciati dal vostro bisnonno, compaiono molti nomi che, in seguito, ho ritrovato nell’arma della Cavalleria: erano i discendenti di quei gendarmi.
Anche voi - cari nipoti - come loro avete avuto un avo nella Gendarmeria , per questo motivo mi sono dilungato su quest’argomento.
Devo dire che - spesso - la Gendarmeria è confusa col corpo di Polizia, benché non sia mai esistita una relazione tra questi due organismi.
Nel 1788, i Carabinieri, che erano di stanza a Saumur dal 1763, vennero trasferiti a Luneville per sostituire la disciolta Gendarmeria, e vi rimasero fino al 1822.
Tra i documenti del vostro bisnonno si trovano lettere interessanti, indirizzate ai suoi ex compagni, che, tra le altre cose, testimoniano di come la "Gendarmeria Rossa" avesse allora considerato “vecchie” le Guardie del Corpo del Re di Polonia, e di come i Gendarmi Rossi ritirati a Luneville godessero a loro volta - per inevitabile contrapasso - di analoga considerazione da parte dei giovani ufficiali dei carabinieri.
Ogni nuova generazione di ufficiali trova quella che l’ha preceduta assolutamente sorpassata. È nell’ordine delle cose: a mia volta potrei dire altrettanto dei vecchi carabinieri rimossi da Luneville...ma non oserei parlare così dei gendarmi rossi, pur avendone conosciuto alcuni che già allora erano molto avanti negli anni.
Quando i Carabinieri sostituirono la Gendarmeria, Luneville rimase il loro presidio centrale per trentaquattro anni: vi risiedevano i depositi di due reggimenti, mentre gli squadroni da guerra fecero numerose missioni e si distinsero sui campi di battaglia durante la Rivoluzione e durante le guerre dell’Impero.
La biblioteca di Luneville conserva un manoscritto tra i più interessanti di questa epoca, che mostra in dettaglio il ruolo svolto dai carabinieri.
Si intitola: "Il Manoscritto dei Carabinieri”; l’autore è il capitano Albert, ufficiale di collegamento del 1° Carabinieri. Si ritirò a Luneville e ricordo di averlo visto - tanto tempo fa - recarsi spesso in una sua proprietà, nei paraggi del paese: ci andava su un calesse, tirato da un cavallo assai tranquillo. Già allora, non passava un cavallo senza che io lo seguissi con lo sguardo.
Mio padre aveva un cognato capitano del 2° Carabinieri; pertanto, a diciotto anni - nel 1804 - si arruolò in quel reggimento.
Suo padre, mancato da tempo, era stato assessore straordinario delle acque e delle foreste, e deputato al parlamento di Lorena.
Con il 2° Carabinieri, mio padre fece le campagne segnate dalle vittorie di Austerlitz, Jena, Eylau, Friedland. In questa ultima battaglia, una pallottola lo colpì all'anulare della mano sinistra per poi deviare fino alla placca di metallo della sua cintura: fu necessario amputargli il dito.
Quando - nel 1808 - si formò il 13° Corazzieri, lasciò i carabinieri per entrare in questo reggimento che ben si distinse in Spagna.
Il Colonnello Gonneville, nel suo "Ricordi Militari" racconta delle prodezze del famoso 13° Corazzieri:
passava talvolta da Lunéville, dove risiedeva uno dei suoi parenti, ed era ben felice di intrattenersi con mio padre, rievocando i comuni ricordi di guerra.
Tra la corrispondenza di vostro nonno si trova il rapporto di un episodio di guerra, relativo a quel periodo, che è riportato anche nel suo stato di servizio.
Il 26 Novembre 1810, durante uno scontro avvenuto nei pressi di Vinaros, mio padre e il tenente Pilau, del 4° Ussari, caricarono da soli - dopo esser passati sotto il loro fuoco - una compagnia di fanteria del 2° Reggimento Cacciatori di Valencia, composta da una cinquantina di uomini che poco dopo si arresero.
Dal 13° mio padre passò al 8° Corazzieri e, dopo esser rimasto quattro anni in Spagna, fece con questo reggimento la campagna di Russia, durante la terribile ritirata fu aggregato allo “Squadrone Sacro”, composto dagli ufficiali che avevano perso tutti i loro uomini: massacrati in battaglia, dispersi o fatti prigionieri .
Quando, dopo il disastro del 1812, l’esercito fu riorganizzato, mio padre fu destinato al reggimento dei granatieri a cavallo della Guardia Imperiale, con il quale fece la campagna di Sassonia e la campagna di Francia ; rimase in quel corpo fino alla prima abdicazione di Napoleone.
Gli sentii raccontare che, durante la battaglia di Hanau, nella quale i cosacchi di Czernischeff combattevano insieme alla cavalleria austro bavarese, aveva visto un cosacco maneggiare la propria lancia con incredibile abilità.
Il figlio delle steppe era incalzato da un gruppo di cavalieri francesi armati di sciabole perché col suo cavallo, sfinito, era rimasto isolato. Ebbene costui riuscì, con la sola lancia, a tenere a bada i nemici e a raggiungere illeso i propri compagni.
Al rientro dei Borboni, mio padre passò al reale corpo dei Cavalleggeri Lancieri di Francia, che, durante i “Cento Giorni”, fu chiamato: il reggimento di “Cavalleggeri Lancieri Imperiali”. Questo reggimento aveva già fatto parte della vecchia guardia imperiale e i suoi membri erano comunemente indicati come: “I Lancieri Rossi” dal colore di base delle loro uniformi.
Il 16 giugno 1815, giorno della battaglia di Ligny, durante il combattimento di Quatre-Bras la fanteria nemica, uscita improvvisamente da un bosco, sorprese e mise in fuga la divisione di fanteria comandata da re Girolamo, composta esclusivamente da reclute.
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| Battaglia di Quatre-bras |
Immediatamente, partì alla carica con il suo esiguo drappello, disimpegnando il re e ricacciando la fanteria nemica nel bosco dal quale era uscita...sette dei suoi coraggiosi lancieri rimasero sul campo. Questo episodio mi fu raccontato da mio padre, ma lo si può leggere nel libro: "Ricordi di un aiutante di campo del Re Girolamo", scritto dal barone du Casse. L’autore era venuto a conoscenza del fatto attraverso una lettera di mio padre, a proposito della quale scrive: "Mi affrettai a mostrarla al principe Girolamo, che si ricordava perfettamente del valoroso ufficiale protagonista di quel glorioso episodio."
"Due giorni dopo la battaglia di Ligny, il 18 giugno, durante la battaglia di Waterloo, mio padre prestava servizio come ufficiale d’ordinanza presso il generale Lefebvre Desnoëttes , che comandava la divisione di cavalleria leggera della Guardia : nel combattimento ricevette un colpo di lancia in viso che gli frantumò la mascella superiore.
Circa due anni dopo il congedo, mio padre fu reintegrato nei Corazzieri di Orleans, diventato poi: “il 5° Corazzieri”, dove - dopo dieci anni di anzianità come tenente - fu promosso capitano.
Con questo reggimento fece la campagna di Spagna del 1823, che fu detta: la
“passeggiata militare".
Dopo la Rivoluzione del 1830, lasciò il servizio col grado di capitano, Cavaliere della Legion d’Onore e Cavaliere di St. Louis. La prima di queste onorificienze gli era stata data durante le guerre dell’Impero, la seconda in occasione dell’incoronazione di re Carlo X.
Ormai in pensione, si dette alla letteratura, all’arte, alla storia. Era considerato una delle persone più erudite del paese: ha lasciato una biblioteca molto ben fornita, dei dipinti, incisioni e numerose opere d’arte.
Aveva due fratelli : il primo, arruolatosi negli Ussari, morì durante le guerre di Germania ; l’altro, all’uscita della scuola di St. Cyr, entrò nei Voltigeurs. Nota 5) della Giovane Guardia ; purtroppo ebbe una carriera assai breve.
Alla battaglia di Katzbach, era con la divisione Puthod, che capitolò dopo essersi valorosamente difesa.
Il ragazzo non volle arrendersi : ottimo nuotatore provò, con uno dei suoi compagni, a fuggire tuffandosi nelle acque agitate del fiume Bober in piena; da allora non ne abbiamo saputo più nulla.
Con ogni probabilità - annegò in quelle rapide vorticose e il suo corpo non fu mai ritrovato.
Nota 1) La Gendarmeria di Francia costituiva l'elite della cavalleria.
Era prassi consolidata che in battaglia il Re dovesse combattere alla testa dei reparti, quest’usanza venne codificata nel 15 dicembre 1665 nel Regolamento d’Ordinanza della Gendarmeria.
Nota 2) Non sapendo a quale grado corrisponde in italiana: fourrier-major ho lasciato intradotto.
Nota 3) Jacques D'Auvergne: - 1729 - 1798.
Nominato a soli 27 anni primo istruttore di equitazione alla scuola militare di Parigi, la stessa che
sfornò - più tardi - un cadetto che poi divenne leggermente famoso: Napoleone Bonaparte.
Fu allievo di due grandi maestri: - Lubersac e Drumond de Melfort.
Possiamo considerarlo un precursore di L'Hotte, nel dare semplificazione e accessibilità all'equitazione militare.
I suoi principi furono trasmessi da due suoi allievi: - Bosidefre e - come vedremo - da Ducroc de Chabannes.
Nota 4) L'autore sottolinea: - "ad andamento orizzontale" perchè, anticamente i maneggi non erano ben delineati e presentavano dislivellli e asperità, mentre la "cavallerizza" era - come diremmo oggi - il rettangolo di addestramento.
Grisone ci parla dei suoi maneggi contro "pendino": che sono dislivelli e nelle "maise": che sono terreni arati.
Il Corte parla di "aiuti di terreno" e di "aiuti dell'acqua", e gli "aiuti di terreno" erano proprio discese, salite, fossi, dossi, conche e montagnuole che "aiutavano" il cavallo a esprimere determinati movimenti soprattutto in fase di addestramento.
Nota 5) Corpo di fanteria leggera con compiti simili a quelli dei bersaglieri.
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| Voltingeur |
lunedì 27 febbraio 2012
Cap. III
CAPITOLO III
Consigli ai i miei nipoti – La mia infanzia – La nonna – Ricordi del nonno – Mia madre: la mia prima maestra di Equitazione – Il mio approccio al collegio. – Il signor Cobus - Gellenoncourt – I parenti – Il mio amore per i cavalli – La mia prima cavalcatura – Il comandante Dupuis – “Cosaque” – Il collegio di Nancy.
Cari nipoti, tralascio i miei ricordi di guerra - molto simili a quelli di mio padre - per raccontare della mia infanzia, della mia gioventù, della mia carriera.
La mia carriera, come spesso accade, ha seguito la trama disegnata dal destino, e sono convinto di aver fatto soltanto del mio meglio per assecondare quel disegno. Nota 1)
Nell'esercito chiunque può farsi una reputazione più o meno grande a seconda del grado ricoperto; comunque - miei cari - per conquistarla dovrete contare sulla vostra serietà, sul vostro senso del dovere e sui vostri meriti, cioè su qualità che potete governare voi stessi; mentre la rapidità della carriera dipende in gran parte da fattori imponderabili, come la fortuna e le circostanze favorevoli.
Impegnatevi a raggiungere i vostri obbiettivi grazie ai meriti personali piuttosto che alle raccomandazioni : così sarete indipendenti, fieri di voi stessi e preparati contro gli eventuali fallimenti.
Ho destinato a ciascuno di voi un anello con inciso questo motto: "Fai quel che devi, accada quel che deve accadere."...ricordatelo!
Dei miei nonni, posso dire di aver veramente conosciuto soltanto la nonna materna, poiché gli altri erano già scomparsi prima della mia nascita o poco dopo: lei è stata anche la mia madrina ed è mancata quando ero ufficiale.
Ho avuto per quella donna un affetto profondo unito ad ammirazione e rispetto...ma confesso che mi incuteva anche un po' di soggezione, a causa del suo carattere fermo ed altero.
Ricordo una sua frase che la ritrae in maniera esemplare: un giorno, mentre mia madre - che era la tenerezza in persona - mi accarezzava amorosamente, la nonna - che ignorava completamente le affettuosità - le disse: "Invece di vezzeggiare i vostri figli, impegnatevi a rafforzare il loro carattere...nella vita ci vorrà più coraggio che tenerezza.” Nota 2)
Da queste parole, si capisce qual'era il carattere della vostra bisnonna; la sua morale severa e intransigente era lontana da ogni compromesso, più di una volta la sentii dire: "Ricordatevi che in tutto quello che vi lascerò, non ci sarà un centimetro quadrato di terreno che provenga dai beni della Chiesa o da quelli della nobiltà in esilio !" Nota 3)
Quando era in "vena di ricordi", mi parlava del nonno e della Gendarmeria Rossa...mi pare di vederla ancora, seduta sulla sedia dallo schienale dritto al quale non si appoggiava mai, con addosso il solito vestito color delle foglie morte, molto semplice e dal taglio fuori moda. Credo si chiamasse "abito principessa":
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| Abito principessa |
Coltivava un fervente ricordo del marito morto qualche mese prima che io nascessi: la stanza dove si era spento era rimasta tale e quale e la nonna la teneva sempre chiusa a chiave.
Quella camera rappresentava per me una specie di santuario , ancora oggi potrei descriverla nei minimi dettagli...alla parete di fondo c’era un grande armadio nero, dove erano custodite le armi e le vecchie uniformi da “gendarme rosso” del nonno; era per me una gran gioia tirar fuori le armi da quel ripostiglio e portarle nella stanza accanto...non ebbi mai il permesso - che d'altronde non pensavo neppure di chiedere - di maneggiarle in quella stessa stanza.
Le sistemavo per bene, le toccavo e le ammiravo a mio piacimento; osai persino indossare la sua spada da gendarme : ho detto, "osai", perché non fu senza trepidazione che lo feci la prima volta, sotto lo sguardo severo della vedova del “Gendarme Rosso”.
La bardatura usata dal signor d'Alancourt fino ai suoi ultimi giorni era stata conservata con grande cura: si trattava di una sella alla francese di velluto rosso - allora la sella inglese Nota 5), non era ancora stata adottata dall'esercito - e di una briglia decorata con borchie e fibbie d'argento; il morso - secondo la moda del tempo - era anch'esso placcato d'argento. Tutto ciò suscitava la mia meraviglia, trattandosi effettivamente di uno splendido corredo. Naturalmente le mie bardature odierne non potrebbero reggere il confronto con quella.

Tornando a mio nonno, ricordo una sua cavalla: Sophie , che - giovanissima - aveva partorito un puledro che tenemmo e che per noi rimase sempre "il Puledro"...quattordici anni dopo ho sentito il nostro domestico chiedere ancora: « Devo sellare la cavalla o il “Puledro” ?"
Mia madre montava davvero molto bene: il nonno le aveva fatto da maestro e penso che il "puledro di 14 anni" sia stato la sua prima cavalcatura ; dunque, fu del tutto naturale che ella fosse la mia prima insegnante di equitazione e i suoi consigli guidarono le mie prime esperienze in sella.
Sono stato uno studente mediocre...durante il primo anno: pessimo.
I miei insegnanti mi chiamavano “somaro”; uno di loro, senza dubbio a causa di uno "scherzo da prete" che gli avevo giocato, mi chiamava: “pezzo di fango disseccato al sole della pigrizia", prevedendo/augurando perfino che sarei finito alla ghigliottina.
Non ho mai dimenticato quelle dure parole, anche se credo di non ricordare altro d’importante di lui. Per quanto riguarda la sua profezia, spero vivamente che non si avveri.
Tuttavia in mezzo a tante lacune avevo un punto forte: la ginnastica.
In quella eccellevo, non avevo rivali: il mio bisogno di scaricare l’energia in eccesso era tale che chiedevo - come premio a mio padre - il permesso di andare in legnaia a spaccar i tronchetti per la stufa. Nota 6)
Il signor Cobus, l'insegnante di disegno, era il solo che non mi desse addosso, mostrando di avere fiducia in me: apprezzava il mio carattere franco e l’affetto, sconfinante nell’adorazione, che provavo per mia madre.
Ero avvilito, e il suo sostegno mi è stato davvero prezioso: gliene sarò sempre grato.
Ricordando quest'uomo così buono e altruista, mi rammarico del fatto che - benchè abbia dedicato tutta la sua vita e il suo impegno all'istruzione di giovani provenienti da famiglie poco abbienti - la comunità cittadina non l'abbia ricordato intitolandogli almeno una strada.
Ogni anno, per le vacanze, andavamo al Castello di Gellenoncourt, che si trova a breve distanza da Luneville.
Vi abitava il signor de Gisancourt , amico di mio padre : durante la Restaurazione avevano militato insieme nel 5° Corazzieri.
Le due settimane che passavamo a Gellenoncourt erano per me il momento più bello delle vacanze.
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| Gellenoncourt |
Dolcezza, bontà e dedizione...questa era mia madre: aveva ereditato tali qualità dal padre , del quale conservava un caro ricordo. Quante volte me lo ha descritto !! Attribuiva - povera donna - alla sua protezione ultraterrena i successi che ho avuto in seguito. Nota 7)
Mio padre era molto severo, ma il suo rigore era giustificato dal fatto che ero piuttosto biricchino...lo ricordo affettuosamente e con profondo rispetto.
A volte, per i giovani, alcuni eventi - di per sè insignificanti - hanno una grande influenza sulla loro formazione, soprattutto quando si verificano nel momento giusto, con le persone giuste; ecco un esempio.
Un giorno mio padre era a pranzo con uno dei suoi ex commilitoni del 5° Corazzieri: se non erro, si trattava del signor Bisot, allora colonnello di un reggimento di lancieri.
Durante il pranzo un sottufficiale, che mostrava due o tre galloni, portò una busta al colonnello.
Andato via, il colonnello disse che quel “piantone” Nota
era
il figlio di uno dei loro ex compagni d’arme, del quale ora non ricordo
il nome, e che, nonostante il suo influente appoggio, non era stato
in grado di andar oltre quella modesta mansione.![]() |
| Il marmittone |
Io avevo guardato con attenzione il sottufficiale e mio padre, che probabilmente l’aveva notato, la sera mi disse: "hai sentito cosa ha detto il Colonnello stamattina, riguardo a quel sottufficiale? Bene! sarei molto disilluso se un giorno tu ti trovassi in quella medesima condizione."
Non risposi, ma quelle parole lasciarono in me una così profonda impressione, che da quel momento cambiai profondamente e iniziai ad impegnarmi nello studio...forse anche perché quelle frasi furono dette quando "i tempi erano maturi".
D’altronde , ero entrato in collegio in compagnia della mia più grande passione, l'amore per i cavalli : nella mia cartella scolastica avreste trovato, accanto ai libri di testo , un volume di Bourgelat e uno di La Guérinière ; provenivano dalla biblioteca di mio padre e mi interessavano molto più delle discipline scolastiche.
Con l' insistenza tipica dei bambini, chiedevo al signor Cobus - il mio maestro di disegno - di farmi disegnare cavalli quando ancora avevo problemi a disegnare soggetti ben più semplici da riprodurre, come un naso o un occhio .
Infine, stanco delle mie richieste e pensando che avrei rinunciato di fronte alla difficoltà, il signor Cobus mi dette uno scheletro di cavallo da copiare.
Quale fu il suo stupore quando io - che tante volte ero rimasto quasi muto alle sue interrogazioni - riprodussi ed elencai minuziosamente tutte le ossa di quello scheletro! Lo lasciai di stucco.

Fin dalla prima infanzia, qualunque gioco stessi facendo, se sentivo passare un cavallo per la strada, correvo alla finestra per guardarlo, nulla poteva impedirmelo.
Quando mio padre lasciò il servizio, tenne per sé una giumenta molto bella, che tuttora potrei descrivere con estrema precisione.
Era una saura dorata, chiamata Cocotte , da qualche parte conservo ancora i suoi crini : con lei ho fatto le prime esperienze a cavallo.
Quando ero ancora molto piccolo, e mio padre era fuori con la cavalla, restavo ad attenderlo al portone d’ingresso ; non c'era gioco o distrazione che mi potesse spingere a lasciare il mio "posto di guardia": rimanevo là imperterito , di "sentinella", per poter salire in sella alla giumenta e percorrere quei quaranta o cinquanta passi che separavano il portone dalla scuderia.
Cocotte era molto docile, me la lasciarono montare liberamente verso il mio tredicesimo anno d’età. Fu allora che mia madre – nei limiti del possibile – cominciò ad insegnarmi i primi rudimenti di equitazione.
Ma il mio primo vero maestro fu il comandante Dupuis, dal quale cominciai a prendere vere e proprie lezioni quando avevo circa quindici anni.
Il padre del comandante Dupuis si era stabilito a Lisbona, pertanto il mio maestro aveva fatto il suo percorso formativo equestre presso le scuderie del re del Portogallo.
Durante le guerre nella penisola iberica, il giovane Dupuis rientrò nei nostri ranghi, e il Maresciallo Ney lo prese nel suo Stato Maggiore.
Il comandante Dupuis mi raccontò che il maresciallo Ney
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| Maresciallo Michel Ney |
Tra gli altri, il comandante Dupuis mi raccontò un aneddoto che mi piace ricordare, eccolo:
in una piccola cittadina spagnola – della quale non ricordo il nome – l’allora sottotenente Dupuis ebbe per alloggio una stanza requisita a tal scopo: dall'arredamento si capiva che era la camera di una ragazza.
Curiosando Dupuis trovò, nascosto sotto a una tazza sulla mensola del caminetto, un nastrino di velluto con una piccola croce d’oro.
L’oggetto, che certamente apparteneva alla ragazza che occupava quella camera, stuzzicò la sua fantasia a tal punto da fargli immaginare che la sua “coinquilina” fosse una giovane bellissima.
Il giorno seguente, al momento della partenza, prese la crocetta come ricordo della immaginaria, stupenda fanciulla con la quale aveva “diviso” il letto.
Fatti alcuni chilometri Nota 10) fu preso dal rimorso e capì di essersi comportato da ladro.
Allora, incurante dei rischi che avrebbe corso tornando nella città dove le nostre truppe erano state forzosamente "ospitate", fece dietro front, raggiunse la casa dove aveva passato la notte, rimise la crocetta al suo posto e tornò nei ranghi.
Questa storia sarebbe sufficiente a dimostrare la grande signorilità del comandante Dupuis, ma ci saranno ancora altre occasioni per confermarlo.
Pur essendo io un ragazzo, mi partecipava i suoi ricordi di guerra delle campagne imperialistiche di Napoleone; mi affezionai a lui e lo ascoltavo con interesse : ero entusiasta di quei racconti, che rafforzavano il mio già grande desiderio di indossare - un giorno - l'uniforme.
Però, il comandante Dupuis, aveva un difetto: era suscettibile come una zitella svizzera, fatto che fu causa di numerosi duelli, dei quali parlava volentieri.
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A volte mi si metteva davanti, impugnando la sua sciabola curva da vecchio ussaro, che chiamava affettuosamente “la mia zoppetta”, Nota 11)
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Al primo movimento del braccio del tuo avversario, affonda bene il colpo: può darsi che lui riesca a ferirti, ma tu lo prenderai in pieno petto”.
Il comandante Parquin, nei suoi "Souveniers et Campagnes", parla di questa stessa presa della sciabola nei duelli: la descrive molto male, ma intende dire la stessa cosa che mi aveva raccontato Depuis.
La sua carriera fu stroncata da un avvenimento dovuto al suo "senso dell'onore", ma anche alla sua suscettibilità da gatto siamese.
All'epoca, lui era comandante di squadrone dell’ 11° Dragoni a Luneville e, in seguito a problemi di servizio, si convinse che un capitano, di nome B. , avesse disatteso i suoi ordini : invece di punirlo come avrebbe meritato, gli chiese soddisfazione sul campo.
Il duello si svolse in due riprese e fu fatale.
Nella prima ripresa, il duello fu irregolare e il comandante Dupuis ricevette una stoccata al petto che gli procurò una forte emorragia (aveva conservato la camicia zuppa di sangue e me la mostrò durante quel racconto) .
Nella seconda ripresa, il capitano B...rimase sul terreno e il comandante Dupuis fu radiato dall'esercito.
Secondo lui, una ragione politica aveva giocato un ruolo determinante nel provocare quel drastico provvedimento: si riferiva al governo di Luglio allora in carica.
Esibire la croce di San Luigi non era proibito, ma tutti sapevano quanto fosse sgradito al nuovo regime, che vedeva in tale gesto la manifestazione di un’ opinione politica favorevole al governo deposto: inutile dire che il comandante Dupuis non si era conformato ai "gradimenti" governativi.Nota 12)
Quella decorazione era esclusivamente militare, proibirla non avrebbe trovato giustificazione ne' nella ragione, ne' nella giustizia; ma , di fatto , portarla per alcuni, era un crimine...il comandante Dupuis, di costoro se ne stracatafotteva e continuò a portare la sua croce di cavaliere di San Luigi con orgoglio e con onore.
Non so se fosse a causa della sua carriera bruscamente interrotta, o per qualche altro motivo, il comandante Dupuis - che era celibe - viveva nella più grande solitudine, ed era fortemente depresso, tant’è che una volta lo sentii esclamare: “Tutto ciò che oggi desidero, è un campo di battaglia ed una pallottola in fronte”.
Mi son soffermato a lungo sul Comandante Dupuis non solo perché è stato il mio primo maestro di equitazione, ma soprattutto perché la sua personalità ebbe su di me una grande influenza.
Quando lo conobbi, ero appena uscito dall’infanzia, ed ero nell’età in cui si consolidano le relazioni: il mio affetto per lui è rimasto intatto nel tempo e ho conservato per sempre un bel ricordo di questa persona valente e generosa.
L'insegnamento del comandante Dupuis non è solo nei miei ricordi : ne troverete traccia nelle carpette, dove sono conservate le mie annotazioni sull'equitazione; sono fogli staccati dal diario che tenevo sulle sue lezioni.
Senza dubbio queste pagine saranno di scarso interesse per voi, ma raccontano il tempo dei miei primi passi nel mondo di un'arte Nota 13) alla quale ho dedicato: nella pratica , negli scritti e nelle meditazioni , una grande parte della mia vita.
Durante le sue lezioni, mi faceva montare diversi cavalli: d’altronde "Cocotte", la mia prima cavalla della quale vi ho già parlato, era invecchiata, e una volta coricata faticava a tirarsi in piedi ; non mangiava altro che pane ed avena macinata, e solo grazie a questi accorgimenti visse con noi ancora a lungo, Nota 14) ma non era più in grado di svolgere alcun servizio.
Caid e Daguet furono i due cavalli, che le succedettero nella scuderia di mio padre. Li montavo entrambi, ma non erano adattissimi alla sella, Nota 15) così mia nonna mi dette una delle più grandi gioie della mia vita: fece portare, da uno dei suoi fattori, un cavallino, che rimase a mia completa disposizione durante le vacanze dopo il mio ultimo anno di collegio a Luneville.
Lo battezzai "Cosaque", e per la verità, faceva onore al suo nome.
Aveva tutte le caratteristiche della vecchia razza dei cavallini di Lorena, sobri e resistenti, che ricordavano ancora i loro lontani antenati, importati dalla Polonia e dall’Ucraina dal re Stanislao, al fine di migliorare la popolazione indigena.
Andavo anche in velocipede: era molto pesante, a due ruote; per mandarlo avanti , i piedi alternativamente toccavano terra e spingevano. Risaliva ai tempi in cui mio padre era un ragazzo: tra quell'aggeggio e le biciclette di oggi vi è la stessa differenza che passa tra una diligenza e una locomotiva...se lo ritrovassi, troverebbe un degno posto nel "museo archeologico".
Vi ho già detto di essere stato un pessimo studente durante i primi anni di collegio; tuttavia migliorai un poco nell’ ultimo anno passato a Luneville e l’anno seguente, quando fui mandato al collegio di Nancy, mi misi a studiare con un impegno pari a quello che mettevo nella ginnastica...avevo capito che tutto era cambiato.
Il mio tutore, consigliere di corte ed ex presidente del tribunale di Luneville, mi lasciava uscire molto di rado, ma non me ne lamentavo: anzi, nei giorni liberi rinunciavo anche alle passeggiate per continuare a studiare, dopodiché fui ammesso alla scuola militare di Saint-Cyr, con il numero 35.
Nella graduatoria di accesso figuravano circa trecento nomi: da ciò si capisce quanto abbia dovuto lavorare e quanto mi sia impegnato quell’anno; avevo tante cose da imparare, e molto tempo perso da recuperare.
Nota 1) Da queste parole - come da tanti altri atteggiamenti - si intuisce che il nostro, nonostante avesse raggiunto i massimi vertici militari, e, con il suo potere, il suo carisma e la sua competenza avesse avuto una determinante influenza sull'equitazione militare francese, conservò sempre la semplicità, la sobrietà e la modestia frutto probabilmente della sua prima educazione.
Nota 2) Ho usato il voi anzichè il Lei - come sarebbe giusto - per contestualizzare il tempo e l'ambiente. Inoltre tenete a mente queste tre figure: - madre dolce e delicata - nonna burbera quasi brutale - padre assente a fare il guerriero.
Nota 3) Probabilmente la nonna si riferiva al frutto di espropriazioni fatte da Napoleone o da chi per lui e acquistate/rubate dagli appartenenti la “casta politica/militare” d’allora.
Nota 4) Sembra che il Generale, sia stato fortemente influenzato dalla personalità e dal carattere della nonna, dal quale deriva certamente il suo caratteraccio...
Nota 5) ...praticamente un "piantone", cioè un militare assegnato a servizi marginali, con scarse competenze e ancor minori capacità di comando e di iniziativa.
Nota 6) Ginnastica, scherma, spaccalegna il ragazzo si spendeva in attività fisiche, probabilmente doveva contenere/scaricare delle pulsioni, forse omosessuali.
Nota 7) Queste sono - in tutta la sua autobiografia le sole parole affettuose rivolte ad una donna; ci sono tre donne citate: la nonna, la mamma, la zia.
Nota
...un "piantone", cioè un militare assegnato a servizi marginali, con
scarse competenze e ancor minori capacità di comando e di iniziativa.
Nota 9) Ney, durante la battaglia di Waterloo, in nove ore di cariche contro la fucileria nemica, si “mangiò” 5 cavalli che gli creparono sotto, perse quasi tutti gli uomini del suo reggimento, più volte ferito, non riuscì a morire con la spada in pugno…certamente consumò tutta la saliva che aveva in bocca (sic!).
Nota 10) In realtà, l'autore parla di "leghe", in effetti le misure metrico decimali non erano ancora usate, sarà la Francia di Luigi Filippo a rendere obbligatorio il sistema metrico nel 1840. In Italia venne introdotto nel Regno di Sardegna nel 1850 e divenne legge dello Stato unitario nel 1863.
Nota 11) "Bancal", vuol dire "storto"-"curvo"-"zoppicante"-"zoppo"-”acciaccato”, dato che il termine è usato come sostantivo descrittivo e "affettuoso" abbiamo usato il sinonimo che ci sembrava più fantasioso e confidenziale: zoppa, ma andrebbe benissmo: gobba, gobbetta, stortarella.
Nota 12) Siamo nel periodo detto della “monarchie de Juillet (1830-1848) periodo di transizione che segue la restaurazione e precede la nascita della “Seconde République”
Nota 13) Il Generale, riferendosi all'Equitazione, la chiama sempre "arte", noi useremo - a seconda delle circostanze - "mestiere", "pratica", lavoro ecc.
Nota 14) Anche allora, i cavalli - in certe circostanze - erano considerati delle "persone di famiglia", e i nostri avi si preoccupavano del loro "benessere" anche se non erano più di utilità pratica.
Nota 15) Probabilmente erano dei carrozzieri.
Cap. II
CAPITOLO II
CAPITOLO II
Luneville.
- Quartier Militare del duca Leopoldo. - Accademia Equestre - Quartier
Militare del re Stanislao. - La "città dei cavalieri".
Probabilmente, il mio destino di militare e di cavaliere è stato segnato dall’ esser nato e dall’aver
passato l’infanzia a Luneville: la "città dei cavalli", la "città dei cavalieri" per eccellenza.
All’inizio
del 18° secolo Luneville, fino a quel momento una semplice borgata,
acquista importanza trasformandosi nella “Versailles” di Leopoldo, duca
di Lorena e poi di Stanislao, re di Polonia.
Nel
1702 Leopoldo, che aveva fama di possedere i “cavalli più belli
d’Europa”, si insediò a Luneville col proprio esercito; intorno al 1707
venne istituita la scuola di equitazione, detta “Académie d’exercices” Nota 1)#, con annesso un convitto per i paggi.
Nata
per “mettere a cavallo” i giovani gentiluomini della Lorena e i
rampolli della facoltosa nobiltà straniera, ben presto la sua fama
oltrepassò confini del ducato.
Tra
gli altolocati allievi stranieri che frequentarono l’Accademia possiamo
ricordare - tra i tanti - Pitt, il famoso ministro inglese, e Arthur
Wellesley, futuro Duca di Wellington.
Questa accademia – dice un autore del tempo – “attira in Lorena i giovani patrizi da ogni nazione”.
Tra il personale dell'Accademia - agli ordini del direttore - c'erano due aiutocavallerizzi e uno scozzone/scozzonatore, che si dedicava principalmente all'addestramento dei puledri e al recupero dei cavalli viziati.
Tra il personale dell'Accademia - agli ordini del direttore - c'erano due aiutocavallerizzi e uno scozzone/scozzonatore, che si dedicava principalmente all'addestramento dei puledri e al recupero dei cavalli viziati.
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| Luneville ieri e oggi |
Nel
1723 Leopoldo chiamò a dirigere la scuola Avril del Pignerolle,
cavallerizzo di grande valore, proveniente dal Maneggio di Angers :
rimase a Luneville fino al 1731 e il suo particolare stile di lavoro
influenzò durevolmente la scuola.
Il Barone d’Eisenberg Nota 3)#,
importante personaggio nella storia dell’Equitazione, prese il il
posto di Avril de Pignerolle come Primo Cavallerizzo dell’Accademia, e
mantenne questa carica fino al 1737, anno nel quale l'Accademia di
Luneville cessò la sua attività.La compagnia dei “cadets gentilshommes” venne creata nel 1738 e, come prescritto dal suo statuto, l’Equitazione occupava un posto preminente nel piano di addestramento.
Stanislao desiderava che la Compagnia fosse composta da Lorenesi e Polacchi in egual misura, ma nella realta' i Lorenesi erano molto più numerosi.
Sotto le direttive di due istruttori di equitazione, iI paggi frequentavano le lezioni di maneggio assieme ai cadetti,
Tra i cavallerizzi che ebbero la direzione del maneggio, si distinse M. de Toule, ecuyer del re di Polonia.
Attualmente,
il vecchio alloggio dei Paggi è parzialmente occupato dagli uffici
dell'Intendenza, e sopra l'ingresso di una delle sue dipendenze figura,
ancora oggi, una targa di marmo con la scritta “hostel Lunaty-Viscomty”,
in onore dell’ultimo governatore dei Paggi.
Questi
edifici si trovano di fronte al vecchio Hotel des Cadets che,
convertito in caserma di cavalleria, era chiamato per tradizione, fino a
pochi anni orsono, "Quartier des Cadets”.
Il
vecchio maneggio è stato smantellato e trasformato in scuderie. L'ex
alloggiamento delle guardie del corpo, che si trova in Place des Carmes,
di fronte all'omonimo convento Nota 4) # ormai distrutto, era conosciuto come “quartier des Carmes”.
Alla
morte di Stanislao, nel 1766, le sue guardie del corpo furono assegnate
a vari reggimenti di Francia e i cadetti avviati alla scuola militare
di Parigi.
L'anno seguente, come ho già detto, le compagnie della Gendarmerie Rouge
furono riunite a Luneville e vi rimasero per 21 anni, dal 1767 al 1788.
In seguito, per 34 anni, Luneville divenne il presidio centrale dei
carabinieri.
Durante la Restaurazione e il Gouvernement de Juillet, si avvicendarono a Luneville numerosi "campi di cavalleria" e le caserme furono costantemente occupate dai reggimenti di quest'arma.
Ora i miei ricordi vanno al’infanzia e alla mia città: Luneville, dove da due secoli si respira “aria di cavalleria”.
Che io sappia, non esiste altra città che - come la mia - possa definirsi a pieno titolo: la "città dei cavalieri" - la "città dei cavalli"...sul suo stendardo - accanto le tre mezzelune che sono l'emblema comunale Nota 5)# - sarebbe ben pertinente la figura di un soldato a cavallo.
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| Cartolina da Luneville |
Nota 1)"Académie-d'exercices",
académie,
ha come significato antico ,ora in disuso , di: maneggio, scuola di
equitazione ; dunque alla lettere sarebbe: "esercizi di maneggio" o
"esercitazioni di maneggio" o "esercizi di equitazione", ma leggendo il
capitolo l'autore voleva dire semplicemente: Accademia equestre -
Scuola di equitazione.
Nota 2) Piqueur au cascol", l'autore usa questo termine, in italiano si dice : "scozzonatore" o "cozzone"; da questa attività, sia in italiano che in francese, è derivato il termine: "scavezzacollo" nel senso di "biricchino"; più avanti avremo la possibilità di intrattenerci sui termini: "piqueur" e "piquer".
Nota 3) Il
barone Federico Guglielmo d'Eisenberg nasce in Germania ma possiamo
considerarlo cosmopolita, si forma anch'egli alla "scuola napoletana"
attraverso cavallerizzi che operavano in Germania ed in Inghilterra ed
in seguito sarà a Napoli, come "Gran Scudiere" del conte di Daun, dove
conoscerà ed apprezzerà i "cavalli napolitani" dei quali ci lascia una
magistrale descrizione.
Ma
resta influenzato soprattutto dalla figura del Newcastle, dal quale
adotta - entusiasta - l'uso del capezzone come mezzo di addestramento.
E' da rimarcare come abbia descritto un movimento simile alla "spalla in dentro" ben prima che La Gueriniere lo codificasse.
D’
altronde, vengono da lontano voci che la "spalla in dentro" sia stata
inventata dal Newcastle ed è comunque sicuro che il maestro di La
Guerriniere: il Vandeuil, la praticasse - al pari degli altri
cavallerizzi del suo livello – ben prima della pubblicazione.
Teniamo
presente che a quei tempi l'alfabetizzazione era rara anche tra le
classi privilegiate e comunque erano in pochi ad avere - assieme alle
conoscenze - anche le sufficienti capacità letterarie per scrivere un
libro.
Il
Barone scrisse alcuni trattati veramente pregevoli, il "Maneggio
Moderno" è sorprendente per il fatto che l'autore stesso lo illustra
magnificamente , disegnando razze di cavalli, finimenti morsi ecc.
Bellissime sono le didascalie con le quali accompagna questi disegni.
L'assetto
che propone è quello tipico dell'epoca - staffato lungo e affondato
morbidamente nella sella - prescrive il lavoro al passo come base
iniziale dell'addestramento, e da buon teutonico dedica molta cura alla
giusta collocazione dei finimenti e delle bardature.
Da sottolineare che scrisse la maggior parte delle sue opere in francese.
Nota 4) Doveva essere un convento dei Carmelitani Scalzi.
Nota 5)
Croissant - mezzaluna: - la bandiera coomunale di Luneville presenta
tre mezzelune bianche su una diagonale blu in campo giallo. Dunque, a
colazione al bar, gli italiani chiedono piccoli corni - cornettti,
mentre i francesi domandano mezzelune - croissants, sono la stessa cosa,
appunto.
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